Come si misura la qualità dell’aria indoor · guida 2026
Come si misura la qualità dell’aria indoor: non basta un sensore da scrivania
In un ufficio la qualità dell’aria non si valuta a naso, e nemmeno con un piccolo gadget acceso per cinque minuti. Serve uno strumento tarato, un punto di misura scelto con criterio e una misurazione ripetuta nel tempo: solo così un numero diventa un dato utile a decidere se intervenire sulla ventilazione, sulla densità di occupazione o sull’impianto. Questa guida spiega che cosa si misura, con quali strumenti, dove posizionarli e come leggere il risultato.
In sintesi
- La CO2 è l’indicatore guida più usato: sopra 1.000 ppm segnala una ventilazione insufficiente rispetto agli occupanti.
- Servono strumenti a infrarossi non dispersivi (NDIR) o a spettroscopia fotoacustica (PAS): i sensori elettrochimici economici non sono affidabili.
- Il punto di misura va scelto a 1,5 m di altezza, a 1,5-2 m dalle persone, lontano da finestre, porte e fonti di calore.
- Una misurazione isolata non basta: servono più giornate, ripetute in stagioni diverse, per cogliere le variazioni reali.
- Oltre alla CO2 vanno considerati PM2.5, PM10, COV, temperatura e umidità relativa, ciascuno con la propria soglia di attenzione.
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Se la misurazione ha già mostrato un problema, la pagina dedicata al servizio di pulizia dei canali aria e delle UTA raccoglie attrezzature, metodo e certificazioni di AirBio. Questa guida serve invece a capire come si misura la qualità dell’aria prima di decidere che cosa fare.
Come si misura la qualità dell’aria indoor: che cosa si controlla davvero

Si misura un insieme di parametri, non uno solo: anidride carbonica (CO2) come indicatore indiretto della ventilazione, particolato fine (PM2.5 e PM10), composti organici volatili (COV/TVOC), temperatura e umidità relativa. Ciascuno racconta una parte diversa della storia: la CO2 dice se l’aria si rinnova a sufficienza rispetto al numero di persone, il particolato dice quanto dell’aria esterna o delle attività interne finisce nei polmoni, i COV segnalano emissioni da arredi, stampanti o prodotti per la pulizia.
Nessuno di questi parametri, da solo, dà un giudizio completo. Un ufficio con CO2 sotto controllo può comunque avere un problema di polveri se è vicino a una strada trafficata; un ufficio con aria apparentemente fresca può avere umidità troppo bassa in inverno per via del riscaldamento. Per questo la misurazione seria non è un singolo numero su un’app, ma una raccolta di dati nel tempo, in un punto rappresentativo, con strumenti tarati.
Si misura con strumenti tarati
- CO2 in ppm, con sensore NDIR o PAS
- PM2.5 e PM10 in µg/m³, con contatore ottico di particelle
- COV totali (TVOC) con sensore fotoionizzante o a semiconduttore di qualità professionale
- Temperatura e umidità relativa in continuo, insieme alla CO2
Non si stima a occhio o a naso
- La presenza o assenza di odori non indica il livello di CO2 o di COV
- Il “mal di testa da riunione” non è una misura, è un sintomo da verificare
- Un gadget da scrivania non tarato può restituire numeri privi di significato
- Una singola lettura istantanea non rappresenta una giornata di lavoro
Vuoi sapere se il tuo ufficio ha davvero un problema di ventilazione?
CO2 come indicatore: come si legge e con quali strumenti

Perché la CO2 e non altro
- Cresce in proporzione al numero di persone e al tempo di permanenza
- È l’indicatore più semplice della velocità di ricambio dell’aria
- È economico da misurare in continuo rispetto a particolato e COV
- Un valore sopra soglia non è un danno diretto, ma un segnale di ventilazione insufficiente
Il riferimento gestionale più citato è 1.000 ppm come soglia oltre la quale conviene intervenire, un valore ripreso anche da un documento dell’Istituto Superiore di Sanità sul monitoraggio della CO2 negli ambienti indoor. Sotto quella soglia non significa “aria perfetta”: significa che il ricambio d’aria è sufficiente rispetto al numero di persone presenti in quel momento.
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Scegli lo strumento giusto. Servono sensori a infrarossi non dispersivi (NDIR) o a spettroscopia fotoacustica (PAS): sono gli unici che misurano la CO2 in modo diretto e affidabile. Evita i dispositivi con sensori elettrochimici o quelli che restituiscono un valore di “eCO2” stimato da altri gas: non sono la stessa cosa.
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Scegli il punto di misura. Per un ufficio di circa 50 m² un solo punto è sufficiente, a 1,5 metri da terra e a 1,5-2 metri dalle persone, lontano da finestre, porte e fonti di calore che falsano la lettura locale.
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Copri l’intera giornata lavorativa. Misura dall’apertura alla chiusura, includendo momenti di piena occupazione e momenti di ufficio vuoto: solo così il dato riflette l’uso reale dello spazio.
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Ripeti in giorni e stagioni diverse. Una misurazione settimanale ripetuta nelle diverse stagioni intercetta le variazioni dovute a finestre aperte d’estate e impianti chiusi d’inverno.
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Registra temperatura e umidità insieme alla CO2. Gli strumenti pensati per uso gestionale misurano i tre parametri insieme: aiuta a distinguere un problema di ventilazione da un problema di clima interno.
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Interpreta, non solo leggi. Un valore sopra 1.000 ppm indica di aumentare l’apertura delle finestre, verificare portate e funzionamento della ventilazione meccanica, o ridurre la densità di occupazione se necessario.
Questo protocollo è quanto di più vicino a una buona pratica gestionale esista oggi per un ufficio che non dispone di un sistema di monitoraggio continuo installato. Per una lettura più ampia, in caso di dubbi sull’aria esterna che entra nell’edificio, la valutazione del microclima negli ambienti di lavoro è il passaggio successivo naturale rispetto alla sola CO2.
Perché una misurazione isolata con un sensore economico non basta

Il misuratore economico
Molti dispositivi da scrivania usano sensori elettrochimici o restituiscono una CO2 stimata (eCO2), non misurata. I numeri sembrano precisi ma non sono confrontabili con una soglia gestionale reale.

Il punto vicino alla finestra
Un punto di misura accanto a una finestra o a una porta è soggetto a correnti d’aria locali che abbassano la CO2 rilevata senza che il resto della stanza ne benefici davvero.

L’altezza sbagliata
A livello del pavimento la concentrazione di CO2 e di particolato non rispecchia quella respirata da una persona seduta o in piedi: la lettura corretta si fa alla quota di respirazione, non dove capita.

Il controllo isolato
Una lettura di pochi secondi, presa in un momento qualunque, non dice nulla sull’andamento della giornata. Senza ripetizione nel tempo il dato resta un aneddoto, non un’informazione utile a decidere.
Hai il sospetto che i numeri del tuo ufficio non siano affidabili?
Oltre la CO2: PM2.5, PM10, COV, temperatura e umidità

Quando ha senso guardare oltre la CO2
- L’ufficio si affaccia su una strada trafficata o un’area con traffico intenso
- Sono stati installati di recente arredi, moquette o pareti mobili
- Ci sono stampanti, fotocopiatrici o materiali di consumo concentrati in un’area
- I dipendenti segnalano irritazioni ricorrenti anche con CO2 sotto soglia
| Parametro | Che cosa indica | Nota operativa |
|---|---|---|
| PM2.5 / PM10 | Particolato fine, da traffico esterno o attività interne | Richiede un contatore ottico di particelle, non un sensore integrato in un gadget generico |
| COV / TVOC | Emissioni da arredi, vernici, prodotti per la pulizia | I valori variano molto nelle prime settimane dopo lavori o nuovi arredi |
| Temperatura | Comfort termico e percezione soggettiva dell’aria | Va letta insieme a CO2 e umidità, mai da sola |
| Umidità relativa | Rischio di crescita microbica se troppo alta, irritazione delle vie respiratorie se troppo bassa | L’intervallo di comfort si colloca in genere fra il 40 e il 60% |
Nessuno di questi parametri sostituisce la CO2 come indicatore di primo livello: la completa quando il contesto lo richiede. Se l’ufficio è già stato oggetto di lamentele ricorrenti, una verifica di chi è responsabile della manutenzione dell’impianto aiuta a capire a chi spetta l’intervento prima ancora di misurare.
Come si misura la qualità dell’aria indoor: che cosa fare quando i dati indicano un problema
Quando le misurazioni ripetute mostrano CO2 stabilmente sopra soglia, particolato elevato o umidità fuori range, il passo successivo non è acquistare un altro sensore ma capire la causa. Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire aria salubre in quantità sufficiente negli ambienti di lavoro chiusi, un principio richiamato dal D.Lgs. 81/2008: la misurazione è lo strumento che trasforma questo obbligo generico in una decisione operativa, come ricorda anche l’Istituto Superiore di Sanità parlando degli impianti di climatizzazione come determinanti della qualità dell’aria indoor.
Le cause più frequenti in ufficio sono una ventilazione meccanica sottodimensionata o mal tarata rispetto al numero reale di postazioni, filtri non sostituiti da tempo, o un impianto che semplicemente non viene mai controllato perché nessuno ne ha la responsabilità esplicita. In questi casi il servizio di pulizia e sanificazione dei canali aria, UTA e impianti HVAC interviene sulla causa, non sul sintomo: un ripristino della portata d’aria e della pulizia dei canali che riforniscono gli ambienti misurati. Per un quadro più ampio degli obblighi in materia, la normativa sulla pulizia dei canali aria raccoglie riferimenti, norme e sanzioni applicabili.
Le misurazioni indicano un problema di ventilazione?
Domande frequenti su come si misura la qualità dell’aria indoor
Vuoi un dato sul tuo ufficio invece che una regola generale?
Come si misura la qualità dell’aria indoor: che cosa misurare
Come si misura la qualità dell’aria indoor in un ufficio?
Si misurano CO2, PM2.5, PM10, COV, temperatura e umidità con strumenti tarati (NDIR o PAS per la CO2), posizionati correttamente e letti su più giornate e stagioni diverse, non con una singola lettura istantanea.
Quali strumenti servono per misurare la CO2 in modo affidabile?
Servono sensori a infrarossi non dispersivi (NDIR) o a spettroscopia fotoacustica (PAS): sono gli unici principi di misura validati per la CO2. Sensori elettrochimici o valori di eCO2 stimato non sono affidabili per un uso gestionale.
Dove e quando misurare
Dove va posizionato il misuratore in ufficio?
A circa 1,5 metri di altezza da terra, a 1,5-2 metri dalle persone, lontano da finestre, porte e fonti di calore che alterano la lettura locale. Per un ufficio di circa 50 m² un solo punto è sufficiente.
Ogni quanto va ripetuta la misurazione?
Una misurazione settimanale, ripetuta in stagioni diverse e per l’intera giornata lavorativa, dà un quadro affidabile. Una lettura isolata racconta solo quel momento, non l’andamento reale.
Come interpretare il risultato
Che cosa significa se la CO2 supera 1.000 ppm?
Indica che la ventilazione non è sufficiente rispetto al numero di persone presenti in quel momento. Le azioni possibili sono aumentare il ricambio d’aria, verificare l’impianto di ventilazione o ridurre temporaneamente la densità di occupazione.
Basta la CO2 per dire che l’aria è di buona qualità?
No. La CO2 è l’indicatore più pratico della ventilazione, ma non misura particolato, composti organici volatili o umidità: in presenza di traffico esterno intenso, arredi nuovi o segnalazioni ricorrenti conviene ampliare la misurazione a questi parametri.
La conclusione su come si misura la qualità dell’aria indoor in un ufficio è meno tecnica di quanto sembri all’inizio: serve uno strumento adatto, un punto di misura scelto con criterio, e la pazienza di ripetere la lettura nel tempo invece di fidarsi di un numero isolato. È un investimento minimo rispetto al beneficio: sapere con dati alla mano se un ambiente va bene così com’è o se la causa reale sta a monte, nell’impianto che lo rifornisce d’aria.
Che cosa dicono i clienti AirBio
Valutazione tecnica AirBio
I numeri del tuo ufficio dicono che c’è un problema a monte?
Se la misurazione ha mostrato CO2 costantemente sopra soglia o segnali ricorrenti di scarsa qualità dell’aria, un’ispezione dell’impianto individua la causa reale prima di qualunque intervento. Operiamo su uffici, strutture ricettive, sanitarie, scolastiche e produttive.
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