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Microclima negli Ambienti di Lavoro: normativa, valori ideali e rischi
Il microclima ambienti di lavoro non è una questione di comfort: è un obbligo di legge legato alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.
Temperatura, umidità e qualità dell’aria influenzano benessere, produttività e rischio sanitario. In questa guida trovi cosa dice la normativa (D.Lgs 81/2008, UNI EN ISO 7730), i valori ideali, la classificazione degli ambienti (moderati, caldi e freddi severi), gli indici di valutazione (PMV, WBGT, IREQ) e le soluzioni concrete — e perché AirBio è il partner giusto per garantire aria salubre in azienda.
Cos’è il microclima e perché è importante

In primo luogo, per microclima si intende l’insieme dei fattori fisici ambientali — temperatura, umidità, velocità dell’aria e temperatura radiante — che, insieme all’attività metabolica e all’abbigliamento, determinano gli scambi termici tra il lavoratore e l’ambiente. Quando questi fattori sono in equilibrio si parla di comfort termico: la condizione in cui la persona non avverte né caldo né freddo. Un microclima scorretto, invece, genera discomfort, cali di concentrazione e veri e propri rischi per la salute. Per questo il D.Lgs 81/2008 lo classifica tra gli agenti di rischio fisico da valutare nel DVR.
Quali sono i fattori che influenzano il microclima?
In particolare, la sensazione termica dipende da sei parametri, distinti in fattori ambientali e fattori individuali. È questa la risposta alla domanda più frequente sui “tre fattori del microclima”: in realtà sono quattro parametri ambientali e due individuali.
- Temperatura dell’aria e temperatura media radiante (calore irradiato da pareti, macchine e superfici vetrate).
- Umidità relativa dell’aria.
- Velocità dell’aria (correnti e ventilazione).
- Attività metabolica del lavoratore (metabolismo, UNI EN ISO 8996).
- Isolamento dell’abbigliamento (indice clo, UNI EN ISO 9920).
Quali sono i valori ideali? Temperatura, umidità e aria
È la domanda più cercata. Per gli ambienti di lavoro “moderati” (uffici, negozi, attività sedentarie), in linea con la UNI EN ISO 7730, i valori di riferimento per il comfort termico sono quelli riassunti qui a fianco: temperatura di circa 20 °C in inverno e 24–26 °C in estate, umidità relativa 40–60% e correnti d’aria molto contenute.

| Parametro | Inverno | Estate | Note |
|---|---|---|---|
| Temperatura | 18–22 °C (≈20) | 24–27 °C (≈26) | Attività sedentaria |
| Umidità relativa | 40–60 % | 40–60 % | Evita secchezza e muffe |
| Velocità dell’aria | < 0,15 m/s | < 0,25 m/s | Niente correnti fastidiose |
| CO₂ | < 1000 ppm | < 1000 ppm | Indice di ricambio d’aria |
Tuttavia, questi valori vanno adattati al tipo di attività e verificati con misurazioni strumentali. Una regola pratica indicata dall’INAIL: in estate meglio non mantenere l’aria interna più di 7 °C sotto la temperatura esterna, per evitare sbalzi termici dannosi. Un microclima ben regolato riduce le assenze, migliora la concentrazione e abbassa i consumi energetici.
Ambienti moderati, caldi e freddi: la classificazione
Non tutti i luoghi di lavoro sono uguali. Infatti, la normativa e le linee guida INAIL distinguono tre situazioni, ognuna con un proprio indice di valutazione:
- Ambienti moderati (uffici, negozi): obiettivo comfort, indice PMV/PPD.
- Ambienti caldi severi (cantieri, fonderie, cucine): obiettivo tutela della salute, indici WBGT e PHS.
- Ambienti freddi severi (celle frigorifere): obiettivo tutela della salute, indice IREQ.

La distinzione chiave è tra ambienti termicamente moderabili (dove il comfort è raggiungibile) e ambienti vincolati (dove i vincoli produttivi o ambientali impediscono il comfort e generano stress termico da caldo o da freddo). Nei primi si valuta il discomfort; nei secondi un vero rischio per la salute, con obblighi di sorveglianza sanitaria.
Indici e norme tecniche per la valutazione
A seconda del tipo di ambiente cambiano il metodo di calcolo e la norma UNI di riferimento:
| Ambiente | Indice | Norma UNI |
|---|---|---|
| Moderato (comfort) | PMV / PPD | UNI EN ISO 7730 |
| Caldo severo | WBGT (screening) | UNI EN ISO 7243 |
| Caldo severo | PHS (stress da caldo) | UNI EN ISO 7933 |
| Freddo severo | IREQ (isolamento richiesto) | UNI EN ISO 11079 |
| Strumenti di misura | Sonde, globotermometro | UNI EN ISO 7726 |
| Abbigliamento / metabolismo | clo / met | ISO 9920 / ISO 8996 |
Cosa dice la normativa sul microclima
Innanzitutto, il microclima è considerato un agente di rischio fisico a tutti gli effetti. Di seguito trovi i principali riferimenti normativi del D.Lgs 81/2008 sul microclima negli ambienti di lavoro:
Infine, le fonti ufficiali: INAIL, Ispettorato Nazionale del Lavoro, Ministero della Salute e UNI.
I rischi di un microclima non controllato
Un ambiente termo-igrometrico scorretto non è solo scomodo: è un vero fattore di rischio.

Stress termico
Effetti su apparato respiratorio, muscolo-scheletrico e gastro-intestinale, fino a colpo di calore o ipotermia.

Sindrome da edificio malato
Mal di testa, irritazione agli occhi, difficoltà di concentrazione e infezioni respiratorie.

Calo di produttività
Discomfort e aumento delle assenze per malattia.
A quale temperatura ci si può rifiutare di lavorare?
In Italia non esiste una soglia di temperatura fissa stabilita per legge oltre la quale ci si può rifiutare di lavorare. Il D.Lgs 81/2008 e l’art. 2087 del Codice Civile impongono però al datore di lavoro di garantire condizioni salubri e di valutare il rischio: in caso di caldo o freddo estremi, non gestiti con misure adeguate (pause, idratazione, DPI, climatizzazione), può configurarsi un pericolo grave e immediato ai sensi dell’art. 44, che tutela il lavoratore che si allontana dalla postazione. La valutazione è sempre caso per caso, sulla base degli indici microclimatici e della mansione.
Come si valuta il microclima secondo la normativa

In particolare, la valutazione prevista dal D.Lgs 81/2008 e dalle linee guida INAIL si esegue con strumenti certificati e tarati (UNI EN ISO 7726): termometri per l’aria, globotermometro per la temperatura radiante, anemometro per la velocità dell’aria e igrometro per l’umidità. Negli ambienti moderati si effettuano almeno due campagne stagionali (estate e inverno), con cadenza indicativa quadriennale o dopo modifiche a locali e impianti. I risultati confluiscono nel DVR insieme alle misure correttive.
Le soluzioni: come migliorare il microclima in azienda

Oltre alla corretta regolazione di temperatura e umidità, le misure più efficaci riguardano l’aria e gli impianti:
- Garantire un adeguato ricambio d’aria (naturale o meccanico).
- Manutenzione e sanificazione dei canali aria e degli impianti aeraulici.
- Sanificazione dei condizionatori e delle UTA per evitare muffe e odori.
- Video-ispezione delle condotte per documentare lo stato reale.
- Analisi della qualità dell’aria indoor (CO₂, umidità, carica microbica).

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Domande frequenti sul microclima negli ambienti di lavoro
Qual è la temperatura ideale nei luoghi di lavoro?
Per attività sedentarie in ufficio il comfort si ottiene con circa 20 °C in inverno (18–22) e 24–26 °C in estate, umidità relativa 40–60% e velocità dell’aria inferiore a 0,15 m/s.
Cosa si intende per microclima secondo il D.Lgs 81/08?
Il microclima è l’insieme dei parametri termo-igrometrici (temperatura, umidità, velocità e temperatura radiante) che determinano gli scambi termici. Il D.Lgs 81/2008 lo classifica come agente di rischio fisico da valutare nel DVR.
Quali sono i fattori che influenzano il microclima?
Quattro fattori ambientali (temperatura dell’aria, temperatura radiante, umidità e velocità dell’aria) e due individuali (attività metabolica e isolamento dell’abbigliamento).
A quale temperatura ci si può rifiutare di lavorare?
Non esiste una soglia fissa per legge. In caso di caldo o freddo estremi non gestiti con misure adeguate può configurarsi un pericolo grave e immediato (art. 44 D.Lgs 81/2008 e art. 2087 c.c.); la valutazione è sempre caso per caso.
Ogni quanto va valutato il microclima?
In genere ogni quattro anni e in almeno due campagne stagionali (estate e inverno), con strumenti tarati, oppure dopo modifiche a locali o impianti.
Che cos’è la sindrome da edificio malato?
È un insieme di disturbi (mal di testa, irritazione agli occhi, stanchezza, problemi respiratori) legati a scarsa qualità dell’aria e microclima scorretto, spesso per impianti non manutenuti.
Come si migliora il microclima in ufficio?
Regolando temperatura e umidità, garantendo il ricambio d’aria e soprattutto con la manutenzione e sanificazione di condotte aerauliche, UTA e condizionatori.
Chi può intervenire sugli impianti aeraulici?
Un’azienda specializzata con tecnici certificati AIISA/NADCA, come AirBio, che opera con video-ispezione, bonifica e relazione tecnica documentata in tutta Italia.
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