Legionella seconde case: cosa fare alla riapertura
La casa chiusa per mesi è l’incubatore perfetto
La Legionella nelle seconde case non arriva da fuori: si sviluppa dentro l’impianto mentre la casa è vuota. Acqua ferma nelle tubazioni, boiler spento che scende nella fascia tiepida, terminali inutilizzati: sono esattamente le condizioni che il batterio cerca.
In sintesi
- Bastano due o tre settimane di acqua ferma perché la carica batterica cresca in modo significativo.
- Il momento di rischio non è la chiusura, ma la prima doccia dopo la riapertura: è lì che si genera l’aerosol.
- Il pericolo maggiore viene dal boiler spento o a bassa temperatura, che staziona fra i 25 e i 45 gradi.
- Una casa affittata a turisti non è un’abitazione privata: rientra fra le strutture ricettive e ha obblighi documentali.
- Il protocollo di riapertura corretto richiede flussaggio prolungato senza generare aerosol, non una semplice apertura dei rubinetti.
Aggiornato ad agosto 2026 · Linee Guida legionellosi 7 maggio 2015
Perché la Legionella prolifera nelle case chiuse
Perché la stagnazione elimina le due difese naturali dell’impianto: il ricambio d’acqua e il residuo di disinfettante. Senza consumo, il cloro residuo si esaurisce nel giro di pochi giorni e l’acqua resta ferma a temperatura ambiente, nella fascia in cui il batterio si moltiplica più rapidamente.
A questo si aggiunge un fattore che quasi nessuno considera: durante l’inverno o la bassa stagione l’impianto si porta spontaneamente alla temperatura dell’edificio. In una casa al mare chiusa da maggio a luglio, l’acqua nelle tubazioni resta per settimane in una finestra termica ideale per la colonizzazione.
Le soglie termiche sono precise e vale la pena conoscerle: sotto i 20 gradi il batterio è quiescente, fra i 25 e i 45 prolifera attivamente, sopra i 50 comincia a morire. Il dettaglio completo è nella guida su a che temperatura muore la Legionella.
Dove si annida la Legionella nelle seconde case: i dieci punti
In un’abitazione usata poche settimane l’anno i punti critici sono quasi sempre gli stessi, e non coincidono con quelli di un impianto industriale.
- Scaldacqua elettrico tenuto a bassa temperatura per risparmiare: sotto i 45 °C diventa un serbatoio di coltura anziché una barriera.
- Impianto solare termico con accumulo che nei mesi freddi resta tiepido per settimane senza mai raggiungere la temperatura di disinfezione.
- Serbatoi, autoclavi e cisterne, frequenti nelle case isolate o servite da pozzo, dove l’acqua ristagna a lungo.
- Rami morti: il secondo bagno, l’attacco della lavatrice, il rubinetto esterno, una tubazione tagliata e mai rimossa.
- Soffioni, flessibili e rompigetto incrostati di calcare, che l’ISS indica esplicitamente fra i punti da pulire e sostituire periodicamente.
- Addolcitori e filtri non rigenerati, che diventano essi stessi superfici di colonizzazione.
- Bagni di servizio e lavanderie, usati raramente anche quando la casa è abitata.
- Irrigazione a nebulizzazione, raffrescamento evaporativo e docce esterne del giardino o della piscina.
- Idromassaggi, minipiscine e piscine fuori terra, che generano aerosol in grande quantità: il tema è approfondito nell’articolo su Legionella in piscine e centri benessere.
- Split e climatizzatori fermi da mesi, con bacinelle di condensa e filtri sporchi: il rischio è descritto nella pagina su Legionella e aria condizionata.
Fra tutti, i terminali sono i più sottovalutati e insieme i più pericolosi, perché sono l’ultimo punto di contatto prima dell’aerosol.
I numeri 2024 della Legionella nelle seconde case

Nel 2024 in Italia sono stati notificati 4.627 casi di legionellosi, pari a 78,5 casi per milione di abitanti e a un aumento del 18% sul 2023. Il dato che conta per chi possiede una casa usata poche settimane l’anno, però, non è il totale: è la distribuzione nei mesi.
Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità colloca i casi fra giugno e dicembre, con un picco a settembre e ottobre. Non è un paradosso: l’incubazione va da 2 a 10 giorni, quindi chi si contagia riaprendo casa a fine agosto si ammala a settembre, ormai lontano dal luogo dell’esposizione.
Il dato che riguarda direttamente le abitazioni
Dei 4.627 casi del 2024, 355 (il 7,7%) riguardavano persone che nei dieci giorni precedenti avevano pernottato almeno una notte fuori dall’abitazione abituale, fra alberghi, campeggi, navi e case private, con una permanenza media di appena 6,4 giorni. L’82,6% resta invece classificato come di origine comunitaria, cioè senza una fonte identificata: in gran parte di quei casi l’impianto domestico non è mai stato analizzato.
I focolai documentati nel 2024
Le indagini del 2024 hanno documentato un focolaio da 91 casi nel Nord Italia ricondotto alla contaminazione idrica domestica e un cluster da 51 persone in due comuni alle porte di Milano, Corsico e Buccinasco, rientrato dopo la riclorazione dell’acquedotto. A questi si aggiungono due cluster di origine condominiale. Sono tutti edifici che non rientrano in alcun obbligo di sorveglianza: esattamente la condizione di una seconda casa. È il motivo per cui la Legionella nelle seconde case resta un rischio quasi sempre invisibile.
Dopo quanto tempo di chiusura scatta il rischio?
Il rischio diventa concreto dopo circa due settimane di acqua ferma e cresce rapidamente oltre il mese. Non esiste una soglia di legge per le abitazioni private, ma le Linee Guida trattano come critica qualsiasi interruzione prolungata dell’uso.
Di conseguenza il criterio pratico è semplice: più lungo è il periodo di inutilizzo, più lungo e accurato deve essere il protocollo di riapertura. Una casa chiusa per un fine settimana non richiede nulla di particolare; una chiusa da sei mesi va trattata come un impianto da rimettere in servizio.
| Periodo di chiusura | Livello di rischio | Cosa fare alla riapertura |
|---|---|---|
| Fino a 7 giorni | Basso | Flussaggio breve dei terminali principali |
| Da 1 a 4 settimane | Medio | Flussaggio prolungato, boiler a 60 °C per alcune ore |
| Da 1 a 6 mesi | Alto | Protocollo completo, pulizia dei terminali, disinfezione termica |
| Oltre 6 mesi | Molto alto | Protocollo completo e valutazione di un campionamento |
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Il protocollo corretto di riapertura
La regola che cambia tutto: il flussaggio va fatto senza generare aerosol. Aprire la doccia e allontanarsi è l’errore più comune, perché produce proprio le microgocce che veicolano il contagio.
In pratica si procede in sei passaggi, nell’ordine.
- Porta il boiler a 60 gradi e lascialo a regime per almeno tre ore prima di qualsiasi prelievo.
- Smonta i terminali: soffioni, rompigetto e flessibili vanno rimossi prima del flussaggio, non dopo.
- Flussa a tubo nudo, senza diffusore, lasciando scorrere acqua fredda e poi calda per almeno dieci minuti per punto.
- Areare il locale e restare fuori durante il flussaggio dei punti che non è stato possibile smontare.
- Pulisci e disinfetta i terminali smontati, immergendoli in soluzione disinfettante prima di rimontarli.
- Fai scorrere tutti i punti, compresi bagni di servizio, lavanderia e docce esterne, che sono i più dimenticati.
Nelle abitazioni con impianto condominiale il discorso si allarga alla colonna montante e al ricircolo: le implicazioni sono nella guida sulla Legionella in condominio. Per il trattamento dei singoli terminali è utile l’approfondimento su rubinetti e docce.
Legionella nelle seconde case: perché il flussaggio non basta

Il flussaggio agisce sull’acqua, non sulle pareti dei tubi. Rimuove la parte di batteri sospesa e sostituisce il volume stagnante, ma lascia intatta la matrice di biofilm che aderisce alle superfici interne: in pochi giorni quella matrice rilascia di nuovo batteri e la carica risale.
Ci sono poi due limiti pratici. Il primo è che il flussaggio non raggiunge i rami morti, cioè proprio i tratti dove l’acqua è più vecchia. Il secondo è che, per essere efficace, andrebbe ripetuto con costanza: l’ISS raccomanda un flussaggio quasi giornaliero quando l’impianto non viene utilizzato per più giorni, una frequenza impossibile da rispettare in una seconda casa.
Quando il flussaggio non è sufficiente
- La casa è rimasta chiusa più di un mese.
- L’impianto ha serbatoi, autoclavi o un pozzo.
- Ci sono rami morti non eliminabili senza opere murarie.
- Un’analisi precedente ha già dato esito positivo.
- In casa soggiornano persone over 60, fumatori o immunodepressi.
In tutti questi casi serve un intervento che aggredisca il biofilm. Il confronto completo fra le tecniche disponibili è nell’articolo su come eliminare la Legionella dall’acqua.
A che temperatura tenere il boiler della seconda casa
La temperatura è la leva più economica che un proprietario abbia, ed è anche quella su cui si commette l’errore più frequente: abbassare il termostato a 40 °C per contenere i consumi di un impianto usato poco. Purtroppo quei 40 °C sono in pieno intervallo di proliferazione, ed è il singolo fattore che più favorisce la Legionella nelle seconde case.
| Temperatura dell’acqua | Effetto sulla Legionella |
|---|---|
| Sotto 20 °C | Sopravvive in forma quiescente, senza moltiplicarsi. |
| 20-45 °C | Intervallo di proliferazione ottimale. |
| 50 °C | Mortalità del 90% in circa 2 ore. |
| 60 °C | Mortalità del 90% in circa 2 minuti. |
| 70-80 °C | Disinfezione pressoché immediata. |
Di conseguenza l’accumulo va tenuto ad almeno 60 °C e l’acqua deve arrivare ai rubinetti sopra i 50 °C entro un minuto di erogazione. Per evitare il rischio di ustione, soprattutto con bambini e anziani, la soluzione corretta non è abbassare il boiler ma installare miscelatori termostatici al punto d’uso.
Resta un limite: il calore disinfetta l’acqua che tocca, non il biofilm protetto all’interno delle incrostazioni, e non arriva nei rami morti. Per questo lo shock termico è un’ottima misura di manutenzione, ma raramente una bonifica definitiva.
Casa affittata ai turisti: obblighi diversi
Sì, cambiano. Un immobile affittato a terzi per soggiorni brevi non è trattato come abitazione privata: rientra fra le strutture turistico-ricettive e ricade nelle Linee Guida nazionali del 2015, con obbligo di valutazione del rischio e di misure documentate.
È il punto che la maggior parte dei proprietari ignora, e ha conseguenze concrete. In caso di contagio accertato, la posizione di chi affitta senza aver mai formalizzato una valutazione del rischio è molto più esposta di quella di chi ha una documentazione ordinata, anche minima.
Non serve un apparato complesso: per un appartamento singolo bastano una valutazione proporzionata, un registro con gli interventi di manutenzione e i flussaggi, e i rapporti di prova degli eventuali campionamenti. La struttura del documento è spiegata nella guida alla valutazione del rischio Legionella, mentre gli adempimenti tipici del comparto ricettivo sono raccolti nell’articolo su hotel e strutture ricettive.
Chi risponde in caso di contagio
La responsabilità segue chi gestisce l’immobile e lo mette a disposizione di terzi. Se l’appartamento è affittato tramite un portale, questo non trasferisce la responsabilità al portale: resta in capo al proprietario o al property manager che cura l’immobile. Nei condomini con impianto centralizzato la responsabilità si articola fra amministratore, per le parti comuni, e singolo proprietario, per l’impianto interno all’unità.
Come capire se l’acqua delle seconde case è contaminata

A occhio non si capisce nulla: il batterio non altera colore, odore né sapore dell’acqua. L’unico modo per saperlo è un campionamento seguito da analisi di laboratorio secondo la norma ISO 11731, che restituisce la carica in unità formanti colonia per litro (UFC/L). È l’unica prova oggettiva quando si sospetta la Legionella nelle seconde case.
I punti utili sono pochi e ben definiti: il soffione della doccia più lontana dal contatore, l’uscita del boiler o dell’accumulo e, se presente, il serbatoio. Il prelievo va eseguito senza flussaggio preventivo, altrimenti si misura l’acqua dell’acquedotto e non quella dell’impianto.
| Carica rilevata | Livello | Azione indicata in assenza di casi |
|---|---|---|
| Meno di 100 UFC/L | Contaminazione non significativa | Mantenere flussaggi e temperature corrette. |
| Da 100 a 1.000 UFC/L | Attenzione | Verificare l’impianto, individuare le cause e ripetere l’analisi. |
| Da 1.000 a 10.000 UFC/L | Allarme | Intervento di bonifica e successivo ricampionamento. |
| Oltre 10.000 UFC/L | Rischio elevato | Bonifica immediata e sospensione dell’uso delle docce. |
Costi, tempi di risposta e lettura del referto sono spiegati nell’articolo sulle analisi della Legionella, mentre la procedura di prelievo passo per passo è descritta nella guida al campionamento della Legionella.
Legionella nelle seconde case: quali sintomi sorvegliare
La legionellosi si manifesta in due forme. La più grave è una polmonite con incubazione da 2 a 10 giorni, che esordisce con febbre alta, spesso oltre 38,5 °C, tosse inizialmente secca, dolori muscolari, mal di testa e in alcuni casi diarrea, nausea o stato confusionale. La seconda, chiamata febbre di Pontiac, è una forma simil-influenzale che si risolve spontaneamente in due-cinque giorni. Entrambe le forme, dopo un soggiorno in una casa riaperta, vanno ricondotte alla possibile Legionella nelle seconde case.
Il punto critico è che, tornati in città, quasi nessuno collega quella febbre alla settimana passata nella casa al mare. Proprio per questo vale una raccomandazione semplice: dire al medico dove si è soggiornato nei dieci giorni precedenti. La diagnosi si fa con un test dell’antigene urinario, rapido e ampiamente disponibile, che però viene richiesto solo se qualcuno sospetta la Legionella.
Va infine ricordato che la malattia non si trasmette da persona a persona: il contagio avviene solo per inalazione di aerosol contaminato. Il quadro clinico completo è descritto nell’articolo sulla polmonite da Legionella.
Quando serve un intervento tecnico
Il protocollo di riapertura basta nella maggior parte dei casi. Ci sono però situazioni in cui il fai da te non è sufficiente e conviene far intervenire un tecnico.
- Immobile chiuso da oltre un anno o con impianto mai bonificato.
- Presenza di serbatoi, autoclavi o accumuli non ispezionabili dall’utente.
- Caso di legionellosi segnalato da un ospite o dall’autorità sanitaria.
- Immobile destinato ad affitto turistico con necessità di documentazione.
- Impianto complesso, con più bagni, piscina, idromassaggio o docce esterne.
In questi casi la bonifica ad ozono è la soluzione più adatta agli immobili residenziali, perché agisce sul biofilm dentro le tubazioni e non lascia residui chimici: l’acqua torna utilizzabile subito e non richiede spurghi prolungati. Il funzionamento è descritto nell’approfondimento sulla bonifica ad ozono. Il quadro generale su cause e rischi resta nella guida completa alla Legionella, mentre le indicazioni istituzionali sono su EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità.
Legionella nelle seconde case: perché l’ozono è definitivo

L’ozono è un ossidante molto più energico del cloro e agisce sulla struttura stessa del biofilm: non si limita a uccidere i batteri sospesi, ma disgrega la matrice che li protegge, cioè la vera causa delle ricontaminazioni a distanza di settimane.
Terminato il trattamento si decompone spontaneamente in ossigeno. Non restano residui, sottoprodotti persistenti né alterazioni del sapore dell’acqua, e non serve conservare prodotti chimici in una casa lasciata incustodita per mesi.
- Efficacia sul biofilm, non solo sull’acqua: è ciò che rende la bonifica duratura.
- Nessun residuo chimico e nessuna corrosione aggiuntiva delle tubature.
- Intervento circoscritto, in genere in giornata e senza opere murarie.
- Rete idrica e impianto di climatizzazione trattabili nello stesso intervento.
- Verifica finale con campionamento, così il risultato è documentato e non solo dichiarato.
In una seconda casa questo si traduce in un intervento unico che chiude davvero il problema, invece di una serie di flussaggi ripetuti ogni stagione: è la risposta più solida al problema della Legionella nelle seconde case. Il servizio operativo è illustrato nella pagina sanificazione Legionella ad ozono.
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Domande frequenti su Legionella e seconde case
Rischio e contagio
Posso prendere la Legionella facendo la doccia in una casa chiusa da mesi?
Sì, ed è la situazione di rischio più tipica. Il contagio avviene inalando l’aerosol prodotto dal soffione: se l’impianto è stato colonizzato durante la stagnazione, la prima doccia è il momento di esposizione maggiore. È il motivo per cui il flussaggio va sempre fatto prima, e senza generare nebulizzazione.
Bere l’acqua della seconda casa è pericoloso?
Per la Legionella no: il batterio non si trasmette bevendo né ingerendo acqua accidentalmente. Restano però validi i controlli sulla potabilità, perché una lunga stagnazione può favorire altri problemi microbiologici e il rilascio di metalli dalle tubazioni.
Il rischio riguarda anche le case in montagna?
Sì. Non dipende dal clima esterno ma dalla temperatura dell’acqua dentro l’impianto e dal tempo di ristagno. Una baita chiusa tutto l’inverno con il boiler spento presenta le stesse condizioni di una casa al mare chiusa d’inverno.
Prevenzione e gestione
A che temperatura devo tenere il boiler?
Almeno 60 gradi nell’accumulo, in modo che ai terminali arrivino stabilmente più di 50 gradi. Tenere il boiler a 40 gradi per risparmiare è la scelta peggiore: consuma comunque e mantiene l’acqua nella fascia in cui il batterio prolifera meglio.
Serve far analizzare l’acqua di una seconda casa?
Per un uso familiare non è obbligatorio e in genere non è necessario, se il protocollo di riapertura viene seguito. Diventa opportuno quando l’immobile è affittato a terzi, quando è rimasto chiuso oltre un anno o quando c’è stata una segnalazione sanitaria.
Come gestisco la casa se la uso solo pochi weekend all’anno?
La misura più efficace è un flussaggio programmato: far scorrere tutti i terminali per qualche minuto ogni due o tre settimane, anche facendolo fare a un vicino o al custode. In alternativa si porta il boiler in temperatura e si esegue il protocollo completo a ogni arrivo.
Una casa affittata ai turisti ha obblighi sulla Legionella?
Sì: rientra fra le strutture turistico-ricettive delle Linee Guida 2015, con valutazione del rischio e misure documentate a carico di chi gestisce l’immobile.
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Sopralluogo, bonifica ad ozono che agisce sul biofilm e verifica analitica con rapporti di prova. Nessun residuo chimico: l’acqua torna utilizzabile subito. Operativi in tutta Italia.
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