Legionella seconde case: la guida per chi riapre casa dopo mesi
Il rischio che si accende quando riapri casa
Legionella nelle seconde case: dopo mesi di rubinetti chiusi l’acqua resta ferma nelle tubature, si intiepidisce e alimenta il biofilm in cui il batterio vive. La prima doccia la trasforma in aerosol respirabile, ed è proprio quello il momento più delicato di tutta la stagione.
In sintesi
- Nel 2024 l’ISS ha registrato 4.627 casi di legionellosi in Italia, il 18% in più rispetto al 2023, con il picco a settembre e ottobre: subito dopo l’estate.
- 355 casi riguardavano persone che avevano pernottato fuori dall’abitazione abituale, abitazioni private comprese.
- Bastano pochi giorni di acqua ferma fra 20 e 45 °C perché il biofilm delle tubature si ripopoli.
- Le case private non sono edifici prioritari ai sensi del D.Lgs. 18/2023: nessun obbligo di analisi, ma nemmeno alcuna tutela automatica.
- Il flussaggio abbassa la carica, non rimuove il biofilm: per azzerarlo serve una bonifica, e l’ozono agisce dove calore e cloro non arrivano.
Aggiornato ad agosto 2026 · Dati ISS 2024 · Linee Guida 7 maggio 2015 · D.Lgs. 18/2023
Perché la Legionella nelle seconde case prolifera così in fretta?

La Legionella non arriva da fuori: vive già in piccolissime quantità nell’acqua di rete e nel biofilm, la patina viscida che riveste l’interno di tubi, serbatoi e flessibili. Finché l’acqua scorre, quella patina resta sottile e la carica batterica rimane trascurabile.
Quando invece l’impianto si ferma cambia tutto. Il disinfettante residuo dell’acquedotto si esaurisce nel giro di pochi giorni, la temperatura si allinea a quella dell’ambiente e in estate le tubature di una casa al mare restano stabilmente fra i 20 e i 45 °C: l’intervallo in cui la Legionella si moltiplica più velocemente.
Di conseguenza il biofilm si ispessisce, ingloba altri microrganismi e diventa un rifugio in cui il batterio è protetto sia dal calore sia dai disinfettanti. Proprio per questo un impianto rimasto fermo non torna semplicemente “come prima” quando si riapre il rubinetto: riparte da una condizione peggiore.
A rendere le seconde case un caso a sé sono poi tre elementi che nelle abitazioni vissute tutto l’anno pesano molto meno: i rami morti (il bagno di servizio, l’attacco della lavatrice, un vecchio allaccio mai smantellato), gli accumuli sovradimensionati rispetto ai consumi reali e i terminali incrostati, cioè soffioni e rompigetto che nessuno smonta da anni. Per un quadro più ampio del fenomeno conviene partire dalla nostra guida completa alla Legionella.
Legionella nelle seconde case: i casi aumentano dopo le vacanze?
Sì, e i numeri della sorveglianza nazionale lo mostrano con chiarezza. Nel 2024 sono stati notificati 4.627 casi di legionellosi in Italia, pari a 78,5 casi per milione di abitanti e a un aumento del 18% sul 2023. Tuttavia il dato più interessante per chi possiede una seconda casa non è il totale, ma la distribuzione nei mesi.
Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità segnala infatti che i casi si concentrano fra giugno e dicembre, con un picco a settembre e ottobre. Non è un paradosso: il periodo di incubazione va da 2 a 10 giorni, quindi chi si contagia riaprendo la casa a fine agosto si ammala a settembre, ormai lontano dal luogo dell’esposizione e senza collegare le due cose.
Il dato che riguarda direttamente le abitazioni
Dei 4.627 casi del 2024, 355 (il 7,7%) riguardavano persone che nei dieci giorni precedenti avevano pernottato almeno una notte in un luogo diverso dall’abitazione abituale: alberghi, campeggi, navi e abitazioni private. La permanenza media è stata di appena 6,4 giorni. Inoltre l’82,6% dei casi resta classificato come “di origine comunitaria”, cioè senza una fonte identificata: in gran parte di queste situazioni l’impianto domestico non è mai stato analizzato.
Legionella nelle seconde case: i cluster documentati
Va aggiunto un elemento emerso proprio dalle indagini del 2024. L’ISS ha documentato un focolaio che ha coinvolto oltre novanta persone in due comuni alle porte di Milano, con ceppi isolati dagli impianti idrici delle abitazioni dei malati, e altri due cluster legati a condomini. Sono edifici che non rientrano fra quelli prioritari della normativa e che, proprio per questo, nessuno controlla. Il tema è lo stesso che abbiamo affrontato parlando di Legionella in condominio.
Infine il profilo di chi si ammala rende la questione molto meno astratta: l’età media dei casi è di 69,9 anni, il 75,4% ha più di sessant’anni e la letalità registrata è del 13,6%. La casa al mare dove i nonni arrivano per primi a “dare una sistemata” è esattamente lo scenario più delicato.
Legionella e seconde case: quanti giorni di chiusura sono troppi?
Quando si parla di Legionella e seconde case non esiste una soglia unica, perché contano la temperatura, il volume dell’accumulo e lo stato dell’impianto. Esiste però una scala pratica, che nasce dalle raccomandazioni delle Linee Guida nazionali e dall’esperienza sul campo, utile per capire quanto deve essere approfondito l’intervento di riapertura.
| Periodo di inutilizzo | Che cosa succede nell’impianto | Che cosa fare alla riapertura |
|---|---|---|
| Fino a 7 giorni | Il disinfettante residuo si sta esaurendo, il biofilm resta stabile. | Flussaggio di acqua fredda e calda da ogni utenza per 5-10 minuti. |
| Da 1 a 4 settimane | Disinfettante esaurito, ripresa attiva del biofilm nei rami poco usati. | Flussaggio esteso, pulizia di soffioni e rompigetto, ciclo termico del boiler. |
| Da 1 a 6 mesi | Colonizzazione probabile di accumuli, flessibili e rami morti. | Disinfezione dell’impianto e analisi dell’acqua prima dell’uso regolare. |
| Oltre 6 mesi o prima apertura stagionale | Serbatoi, autoclavi e diramazioni inutilizzate spesso compromessi. | Bonifica dell’impianto e campionamento di verifica sui punti terminali. |
| Casa affittata a terzi | Il rischio non è più solo personale: coinvolge ospiti anche fragili. | Protocollo scritto di riapertura, analisi periodiche e registro degli interventi. |
In pratica la regola è semplice: fino a una settimana basta far scorrere l’acqua, oltre il mese serve un intervento vero. Chi apre la casa una volta l’anno, invece, dovrebbe considerare la prima riapertura come una vera e propria bonifica dell’impianto idrico, non come una formalità.
Dove si annida la Legionella nelle seconde case?
Legionella nelle seconde case: i dieci punti da controllare
Prima di intervenire conviene sapere dove guardare. In un’abitazione usata poche settimane l’anno i punti in cui la Legionella si annida sono quasi sempre gli stessi, e non coincidono con quelli di un impianto industriale.
- Scaldacqua elettrico tenuto a bassa temperatura per risparmiare: sotto i 45 °C diventa un serbatoio di coltura anziché una barriera.
- Impianto solare termico con accumulo che nei mesi freddi resta tiepido per settimane senza mai raggiungere la temperatura di disinfezione.
- Serbatoi, autoclavi e cisterne, frequenti nelle case isolate o servite da pozzo, dove l’acqua ristagna a lungo.
- Rami morti: il secondo bagno, l’attacco della lavatrice, il rubinetto esterno, una tubazione tagliata e mai rimossa.
- Soffioni, flessibili e rompigetto incrostati di calcare, che l’ISS indica esplicitamente fra i punti da pulire e sostituire periodicamente.
- Addolcitori e filtri non rigenerati, che diventano essi stessi superfici di colonizzazione.
- Irrigazione a nebulizzazione, sistemi di raffrescamento evaporativo e docce esterne del giardino.
- Idromassaggi, minipiscine e piscine fuori terra, che generano aerosol in grande quantità: un tema che approfondiamo nell’articolo su Legionella in piscine e centri benessere.
- Split e climatizzatori fermi da mesi, con bacinelle di condensa e filtri sporchi: il rischio è descritto nella pagina su Legionella e aria condizionata.
Fra tutti, i terminali sono i più sottovalutati e insieme i più pericolosi, perché sono l’ultimo punto di contatto prima dell’aerosol. Abbiamo dedicato un approfondimento specifico alla Legionella nei rubinetti e nelle docce.
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Come si riapre l’impianto in sicurezza? I 7 passi

L’errore più comune è entrare in casa e aprire subito la doccia per “far girare l’acqua”. È esattamente il gesto che genera più aerosol, nel momento in cui la carica batterica è al massimo e in un ambiente piccolo e chiuso.
La sequenza corretta serve invece a ridurre la nebulizzazione finché l’acqua non è stata rinnovata. Ecco come procedere.
La sequenza corretta, passo per passo
- Non aprire la doccia. Lasciala per ultima e non usarla finché non hai completato tutti i passaggi successivi.
- Apri le finestre e areare i locali. Poi, mentre l’acqua scorre, esci dal bagno e chiudi la porta: l’aerosol resta confinato e si diluisce.
- Smonta soffione, flessibile e rompigetto. Immergili per qualche ora in una soluzione decalcificante e disinfettante, oppure sostituiscili: costano poco e sono il punto più contaminato dell’impianto.
- Fai scorrere l’acqua fredda partendo dal rubinetto più vicino al contatore e proseguendo verso i più lontani, a getto pieno e senza terminali montati, per almeno 10 minuti a utenza.
- Porta il boiler a 60-70 °C e mantienilo in temperatura per almeno 3-4 ore, così da trattare tutto il volume accumulato.
- Fai scorrere l’acqua calda da ogni utenza per 5-10 minuti verificando che superi i 60 °C. Attenzione alle ustioni: in questa fase nessuno deve usare i servizi, tantomeno bambini o anziani.
- Rimonta i terminali puliti e ripeti un breve flussaggio finale. Se la casa è rimasta chiusa per mesi, ha un serbatoio o viene affittata, fai eseguire un campionamento prima di considerarla sicura.
Questa procedura è alla portata di chiunque e riduce in modo sensibile il rischio della prima settimana. Non risolve però il problema a monte, come vediamo subito.
Perché il flussaggio da solo non basta?
Il flussaggio agisce sull’acqua, non sulle pareti dei tubi. Rimuove la parte di batteri sospesa e sostituisce il volume stagnante, ma lascia intatta la matrice di biofilm che aderisce alle superfici interne: in pochi giorni quella matrice rilascia di nuovo batteri e la carica risale.
Ci sono poi due limiti pratici. Il primo è che il flussaggio non raggiunge i rami morti, cioè proprio i tratti dove l’acqua è più vecchia. Il secondo è che, per essere efficace, andrebbe ripetuto con costanza: l’ISS raccomanda un flussaggio quasi giornaliero quando l’impianto non viene utilizzato per più giorni, una frequenza che in una seconda casa è semplicemente impossibile da rispettare.
Quando il flussaggio non è sufficiente
- La casa è rimasta chiusa più di un mese.
- L’impianto ha serbatoi, autoclavi o un pozzo.
- Ci sono rami morti non eliminabili senza opere murarie.
- Un’analisi precedente ha già dato esito positivo.
- In casa vivono o soggiornano persone over 60, fumatori o immunodepressi.
In tutti questi casi serve un intervento che aggredisca il biofilm. Il confronto completo fra le tecniche disponibili è nell’articolo su come eliminare la Legionella dall’acqua.
A che temperatura tenere il boiler della seconda casa?
La temperatura è la leva più economica che un proprietario abbia, ed è anche quella su cui si commette l’errore più frequente: abbassare il termostato a 40 °C per contenere i consumi di un impianto usato poco. Purtroppo quei 40 °C sono in pieno intervallo di proliferazione.
| Temperatura dell’acqua | Effetto sulla Legionella |
|---|---|
| Sotto 20 °C | Sopravvive in forma quiescente, senza moltiplicarsi. |
| 20-45 °C | Intervallo di proliferazione ottimale. |
| 50 °C | Mortalità del 90% in circa 2 ore. |
| 60 °C | Mortalità del 90% in circa 2 minuti. |
| 70-80 °C | Disinfezione pressoché immediata. |
Di conseguenza l’accumulo va tenuto ad almeno 60 °C e l’acqua deve arrivare ai rubinetti sopra i 50 °C entro un minuto di erogazione. Per evitare il rischio di ustione, soprattutto con bambini e anziani, la soluzione corretta non è abbassare il boiler ma installare miscelatori termostatici al punto d’uso. Tutti i dettagli, tempi e soglie sono raccolti nella guida sulla temperatura a cui muore la Legionella.
Resta un limite: il calore disinfetta l’acqua che tocca, non il biofilm protetto all’interno delle incrostazioni, e non arriva nei rami morti. Per questo lo shock termico è un’ottima misura di manutenzione, ma raramente una bonifica definitiva.
Chi affitta la casa per brevi periodi ha obblighi?
Qui la risposta cambia in base a che cosa si fa dell’immobile, ed è il punto che quasi nessuno chiarisce. Conviene distinguere tre situazioni.
Casa usata solo dalla famiglia
Un’abitazione privata non rientra fra gli edifici prioritari individuati dal D.Lgs. 18/2023, che recepisce la direttiva europea sulle acque destinate al consumo umano e che introduce per la prima volta il monitoraggio obbligatorio del parametro Legionella in ospedali, strutture sanitarie, scuole e strutture ricettive. In pratica non esiste alcun obbligo di analisi. Tuttavia, come ricorda l’ISS commentando i cluster del 2024, l’assenza di obbligo non equivale ad assenza di rischio: gli edifici non prioritari possono essere e sono stati fonte di infezione.
Casa data in locazione turistica o affitto breve
La prospettiva cambia radicalmente. Le Linee Guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi del 7 maggio 2015 dedicano un capitolo specifico alle strutture turistico-recettive e prevedono la valutazione del rischio, il registro degli interventi e misure precise alla riapertura stagionale. Ospitare persone che non conoscono l’impianto, e che spesso hanno più di sessant’anni, sposta la questione dal piano personale a quello della responsabilità verso terzi. Gli obblighi e le sanzioni del comparto ricettivo sono descritti in dettaglio nell’articolo su Legionella negli hotel e nelle strutture ricettive.
Attività gestita in forma imprenditoriale
Se l’attività ricettiva è organizzata in forma d’impresa e impiega collaboratori, si applica anche il D.Lgs. 81/2008, che al Titolo X impone la valutazione del rischio biologico. In quel caso la Legionella entra nel documento di valutazione dei rischi: come si redige è spiegato nella guida al DVR Legionella.
Il profilo civilistico, valido in ogni caso
A prescindere dalla normativa tecnica, il proprietario risponde in sede civile dei danni derivanti dalle cose che ha in custodia. Un caso di legionellosi ricondotto all’impianto di una casa affittata è una contestazione concreta, e l’unica difesa efficace è poter dimostrare di aver adottato misure documentate: analisi, interventi di bonifica e un registro degli stessi.
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Come si capisce se l’acqua è contaminata?

A occhio non si capisce nulla: la Legionella non altera colore, odore né sapore dell’acqua. L’unico modo per saperlo è un campionamento seguito da analisi di laboratorio secondo la norma ISO 11731, che restituisce la carica in unità formanti colonia per litro (UFC/L).
In una seconda casa i punti utili sono pochi e ben definiti: il soffione della doccia più lontana dal contatore, l’uscita del boiler o dell’accumulo e, se presente, il serbatoio. Il prelievo va eseguito senza flussaggio preventivo, altrimenti si misura l’acqua dell’acquedotto e non quella dell’impianto.
| Carica rilevata | Livello | Azione indicata in assenza di casi |
|---|---|---|
| Meno di 100 UFC/L | Contaminazione non significativa | Mantenere flussaggi e temperature corrette. |
| Da 100 a 1.000 UFC/L | Attenzione | Verificare l’impianto, individuare le cause e ripetere l’analisi. |
| Da 1.000 a 10.000 UFC/L | Allarme | Intervento di bonifica e successivo ricampionamento. |
| Oltre 10.000 UFC/L | Rischio elevato | Bonifica immediata e sospensione dell’uso delle docce. |
Costi, tempi di risposta e lettura del referto sono spiegati nell’articolo sulle analisi della Legionella, mentre la procedura di prelievo passo per passo è descritta nella guida al campionamento della Legionella.
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Quali sintomi sorvegliare al rientro?
La legionellosi si manifesta in due forme. La più grave è una polmonite con incubazione da 2 a 10 giorni, che esordisce con febbre alta, spesso oltre 38,5 °C, tosse inizialmente secca, dolori muscolari, mal di testa e in alcuni casi diarrea, nausea o stato confusionale. La seconda, chiamata febbre di Pontiac, è una forma simil-influenzale che si risolve spontaneamente in due-cinque giorni.
Il punto critico è che, tornati in città, nessuno collega quella febbre alla settimana passata in casa al mare. Proprio per questo vale una raccomandazione semplice: dire al medico dove si è soggiornato nei dieci giorni precedenti. La diagnosi si fa con un test dell’antigene urinario, rapido e ampiamente disponibile, che però viene richiesto solo se qualcuno sospetta la Legionella.
Va infine ricordato che la malattia non si trasmette da persona a persona: il contagio avviene solo per inalazione di aerosol contaminato. Il quadro clinico completo è descritto nell’articolo sui sintomi della Legionella e in quello sulla polmonite da Legionella.
Come si elimina la Legionella nelle seconde case?
Per eliminare la Legionella nelle seconde case i metodi disponibili sono cinque, e non sono equivalenti. In un’abitazione privata contano tre criteri: se il trattamento raggiunge il biofilm, se lascia residui nell’acqua che poi si beve e se è sostenibile su un impianto usato poche settimane l’anno.
| Metodo | Agisce sul biofilm | Residui nell’acqua | Adatto a una casa privata |
|---|---|---|---|
| Shock termico | Solo in parte | Nessuno | Sì, come manutenzione periodica |
| Iperclorazione | Limitatamente | Sì, con sottoprodotti e corrosione | Poco: altera sapore e danneggia le tubature |
| Biossido di cloro | Discretamente | Sì, in dosaggio continuo | No: richiede impianto fisso e gestione costante |
| Raggi UV | No | Nessuno | Solo come barriera in un punto di passaggio |
| Ozono | Sì, lo ossida e lo stacca | Nessuno: torna ossigeno | Sì, intervento circoscritto e senza opere |
Lo shock termico resta la misura di mantenimento più semplice, ma da solo non chiude la partita quando l’impianto è già colonizzato. I trattamenti chimici funzionano su reti grandi e presidiate, non su una casa aperta a Pasqua e ad agosto.
Perché l’ozono è la scelta definitiva?

L’ozono è un ossidante molto più energico del cloro e agisce sulla struttura stessa del biofilm: non si limita a uccidere i batteri sospesi, ma disgrega la matrice che li protegge, cioè la vera causa delle ricontaminazioni a distanza di settimane.
Terminato il trattamento si decompone spontaneamente in ossigeno. Non restano residui, sottoprodotti persistenti né alterazioni del sapore dell’acqua, e non serve conservare prodotti chimici in una casa lasciata incustodita per mesi.
- Efficacia sul biofilm, non solo sull’acqua: è ciò che rende la bonifica duratura.
- Nessun residuo chimico e nessuna corrosione aggiuntiva delle tubature.
- Intervento circoscritto, in genere in giornata e senza opere murarie.
- Rete idrica e impianto di climatizzazione trattabili nello stesso intervento.
- Verifica finale con campionamento, così il risultato è documentato e non solo dichiarato.
In una seconda casa questo si traduce in un intervento unico che chiude davvero il problema, invece di una serie di flussaggi ripetuti ogni stagione. Il funzionamento tecnico, le fasi e i tempi sono descritti nell’articolo dedicato alla bonifica Legionella ad ozono; il servizio operativo è invece illustrato nella pagina sanificazione Legionella ad ozono.
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Domande frequenti sulla Legionella nelle seconde case
Legionella nelle seconde case: rischio e tempi
Quanto tempo deve restare ferma l’acqua perché ci sia rischio Legionella?
Bastano pochi giorni. Già dopo circa una settimana il disinfettante residuo dell’acquedotto si esaurisce e il biofilm riprende a crescere, soprattutto se la temperatura resta fra 20 e 45 °C. Oltre il mese di chiusura la colonizzazione diventa probabile e il solo flussaggio non è più sufficiente.
La Legionella si prende bevendo l’acqua della seconda casa?
No. Il contagio avviene per inalazione di aerosol, cioè delle microgocce prodotte da docce, idromassaggi, nebulizzatori e climatizzatori. Bere acqua contaminata non trasmette la malattia, salvo il caso raro di aspirazione accidentale nelle vie respiratorie.
Basta far scorrere l’acqua per dieci minuti prima di usarla?
È una misura utile ma parziale. Il flussaggio rinnova l’acqua e abbassa la carica sospesa, però non rimuove il biofilm attaccato alle pareti dei tubi e non raggiunge i rami morti. Per questo dopo pochi giorni la carica può risalire.
Che cosa fare prima di riaprire
A che temperatura devo mettere il boiler della casa al mare?
L’accumulo va tenuto ad almeno 60 °C e l’acqua deve arrivare ai rubinetti sopra i 50 °C. Abbassare il termostato a 40 °C per risparmiare è controproducente, perché coincide con l’intervallo di crescita del batterio. Per proteggere bambini e anziani dalle ustioni si installano miscelatori termostatici al punto d’uso, non si abbassa il boiler.
Devo far analizzare l’acqua della mia seconda casa?
Non è obbligatorio per un’abitazione privata a uso familiare. Diventa però fortemente consigliato se la casa resta chiusa più di sei mesi, se ha serbatoi, autoclave o pozzo, se un’analisi precedente è risultata positiva o se vi soggiornano persone anziane, fumatrici o immunodepresse.
Affitti brevi, obblighi e bonifica
Chi affitta una casa vacanze è obbligato a valutare il rischio Legionella?
Le abitazioni private non rientrano fra gli edifici prioritari del D.Lgs. 18/2023, ma le Linee Guida del 7 maggio 2015 dedicano un capitolo alle strutture turistico-recettive, con valutazione del rischio, registro degli interventi e misure alla riapertura stagionale. Se l’attività è svolta in forma d’impresa si aggiunge la valutazione del rischio biologico prevista dal D.Lgs. 81/2008. In ogni caso il proprietario risponde civilmente dei danni legati all’impianto che ha in custodia.
Quanto dura una bonifica ad ozono in un appartamento?
Nella maggior parte degli appartamenti l’intervento si esaurisce in una giornata, senza opere murarie e senza sostituzione di tubature. Al termine si esegue un campionamento di verifica, che documenta l’abbattimento ottenuto.
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