Legionella torri di raffreddamento: guida operativa per gestori di impianti industriali e HVAC
Legionella nelle torri di raffreddamento: perché il rischio è diverso
La Legionella nelle torri di raffreddamento non mette a rischio solo chi lavora nell’impianto: l’aerosol emesso dalla torre esce all’aperto e può raggiungere persone che non hanno mai messo piede nello stabilimento. È questa la differenza che rende le torri evaporative l’impianto più sorvegliato dalle autorità sanitarie.
In sintesi
- Le torri lavorano con acqua fra 25 e 35 °C, la finestra termica ideale per la Legionella pneumophila.
- Le Linee Guida 2015 dedicano alle torri il paragrafo 5.4: scarichi ad almeno 2 metri sopra finestre e prese d’aria e 20 metri in orizzontale.
- I separatori di goccia devono contenere il trascinamento di acqua sotto lo 0,05% della portata.
- Diverse Regioni impongono la registrazione a catasto entro 90 giorni da installazione, modifica o dismissione.
- Pulizia e disinfezione: almeno due volte l’anno a funzionamento continuo, più a ogni avvio e fermo stagionale.
Aggiornato ad agosto 2026 · Linee Guida Conferenza Stato-Regioni 2015 · D.Lgs. 81/2008 Titolo X · normative regionali sul catasto torri
Come nasce la Legionella nelle torri di raffreddamento?

Una torre evaporativa raffredda l’acqua di processo facendola cadere a pioggia su un pacco di scambio, mentre un flusso d’aria ne evapora una parte. Il risultato è un ambiente caldo, umido e continuamente ossigenato: esattamente ciò di cui il batterio ha bisogno.
Infatti l’acqua di circolo si assesta quasi sempre fra i 25 e i 35 °C. Inoltre l’aria aspirata dall’esterno trascina dentro polveri, pollini, insetti e materia organica, che si depositano sul fondo della vasca e diventano nutrimento.
Su queste superfici si forma il biofilm: una pellicola di batteri, alghe e protozoi che aderisce al pacco alveolare e alle pareti della vasca. Al suo interno la Legionella trova riparo dai disinfettanti e si moltiplica indisturbata, protetta anche dalle amebe che la ospitano.
Di conseguenza un impianto che riceve regolarmente il biocida può risultare comunque positivo alle analisi: il principio attivo consuma la propria capacità ossidante sul biofilm superficiale senza mai arrivare agli strati profondi. In pratica, finché il biofilm resta al suo posto, il trattamento chimico agisce sul sintomo e non sulla causa. Per capire quali metodi lo aggrediscono davvero abbiamo confrontato le tecnologie disponibili nella guida su come eliminare la Legionella dall’acqua.
L’origine del nome “malattia del legionario”
Il legame fra torri di raffreddamento e Legionella non è una teoria recente. Nel luglio 1976, durante un raduno dell’American Legion all’hotel Bellevue-Stratford di Philadelphia, si ammalarono 221 persone e 34 morirono per una grave polmonite di causa allora sconosciuta. Mesi dopo, il ricercatore del CDC Joseph McDade isolò il batterio responsabile in campioni prelevati dal sistema di raffreddamento dell’hotel: fu chiamato Legionella pneumophila, dal nome della convention colpita. Da allora la sorveglianza delle torri evaporative è diventata parte integrante della prevenzione sanitaria in tutto il mondo.
Fino a che distanza arriva l’aerosol di una torre?
Il vapore che esce dalla torre non contiene Legionella: il batterio non sopravvive all’evaporazione. Il problema sono le microgocce di acqua liquida trascinate dal flusso d’aria, il cosiddetto drift, che restano sospese e viaggiano con il vento.
Proprio per questo le torri sono l’unico impianto idrico capace di generare un focolaio comunitario. Le indagini epidemiologiche italiane ed europee hanno collegato più volte cluster di legionellosi a torri poste a diverse centinaia di metri dai casi, e in alcune epidemie a qualche chilometro di distanza.
Perché cambia tutto
In un albergo o in un condominio il rischio si esaurisce fra le persone che usano l’acqua. Con una torre di raffreddamento, invece, si risponde anche verso terzi che non hanno alcun rapporto con l’azienda: passanti, residenti, dipendenti di edifici vicini. Tuttavia questo è anche il motivo per cui, in caso di focolaio, l’indagine ambientale della ASL parte proprio dal censimento delle torri presenti nel raggio di alcuni chilometri.
Le Linee Guida fissano perciò criteri geometrici precisi. Le bocche di scarico vanno collocate almeno 2 metri sopra la parte superiore di finestre, prese d’aria e luoghi frequentati, con una distanza orizzontale di almeno 20 metri, preferibilmente oltre i 50 in presenza di venti dominanti. Il calcolo deve considerare portata di emissione, velocità di uscita e direzione del pennacchio.
Quali torri sono più esposte: aperte, chiuse o adiabatiche?
Non tutti i sistemi di raffreddamento evaporativo presentano lo stesso profilo di rischio. La differenza sta nel contatto diretto fra acqua e aria e nella quantità di aerosol prodotto.
| Tipologia di impianto | Contatto acqua-aria | Rischio Legionella | Priorità di controllo |
|---|---|---|---|
| Torre a circuito aperto | Diretto, l’acqua di processo è la stessa che evapora | Alto | Campionamento e trattamento continuo |
| Condensatore evaporativo | Diretto sulla batteria di scambio | Alto | Come sopra, con attenzione alla vasca |
| Torre a circuito chiuso | Indiretto: il fluido di processo resta separato | Medio: l’acqua di spruzzo evapora comunque | Controllo del circuito di irrorazione |
| Raffreddatore adiabatico | Umidificazione dell’aria in ingresso | Medio-basso se a svuotamento automatico | Verifica di ristagni e ugelli |
| Dry cooler a secco | Assente | Trascurabile | Nessun protocollo specifico |
In particolare va sfatato un equivoco frequente: anche una torre a circuito chiuso produce aerosol, perché l’acqua di irrorazione che bagna la batteria evapora e viene trascinata. Di conseguenza rientra a pieno titolo nella valutazione del rischio, sia pure con frequenze di controllo meno serrate.
Non sai in quale categoria ricade il tuo impianto? Un sopralluogo tecnico chiarisce tipologia, punti critici e frequenze di controllo.
Quali obblighi di legge per la Legionella nelle torri di raffreddamento?
In Italia non esiste una legge dedicata esclusivamente alla legionellosi. Gli obblighi nascono invece dall’incrocio fra tutela della salute pubblica, sicurezza sul lavoro e disposizioni regionali.
| Riferimento | Cosa impone al gestore della torre |
|---|---|
| Linee Guida Conferenza Stato-Regioni, 7 maggio 2015 | Valutazione del rischio, piano di controllo, manutenzione programmata, requisiti di installazione (par. 5.4) |
| D.Lgs. 81/2008, Titolo X | Rischio biologico: la Legionella va valutata nel DVR e vanno adottate misure e DPI per i manutentori |
| Art. 2050 e 2051 del Codice Civile | Responsabilità per attività pericolose e per danni da cose in custodia verso terzi esposti all’aerosol |
| Normative regionali sul catasto torri | Registrazione dell’impianto, notifica di modifiche e cessazioni, controlli e ispezioni ATS |
| Regolamento UE sui biocidi (BPR 528/2012) | Uso di soli prodotti autorizzati, con registrazione dei dosaggi |
In pratica il gestore deve poter dimostrare tre cose: di aver valutato il rischio, di aver eseguito i controlli previsti e di aver reagito ai risultati fuori soglia. Tutto questo si sostanzia nel documento di valutazione del rischio Legionella e nel registro degli interventi, che va tenuto aggiornato e conservato.
Chi è il responsabile
La responsabilità ricade sul datore di lavoro o sul gestore dell’impianto, non sul manutentore esterno. Affidare il servizio a un fornitore non trasferisce l’obbligo: lo esegue per conto del gestore, che resta titolare della vigilanza sui risultati.
Cos’è il catasto delle torri evaporative e chi deve iscriversi?
È il punto che sfugge più spesso, perché non compare nelle Linee Guida nazionali ma nelle norme regionali. Diverse Regioni hanno istituito un registro delle torri di raffreddamento a umido e dei condensatori evaporativi, alimentato dalle dichiarazioni dei proprietari o dei gestori.
- La Lombardia è stata la prima, con la modifica alla L.R. 33/2009: la scheda si trasmette per via telematica tramite il portale regionale dedicato.
- Ogni nuova installazione, modifica o cessazione permanente va notificata entro 90 giorni.
- Il riferimento normativo esatto è l’art. 60 bis1 della L.R. 33/2009, inserito dall’art. 36 della L.R. 9/2019: oltre alla registrazione dell’impianto, i dati vanno ritrasmessi ogni anno entro febbraio alla ATS territorialmente competente.
- Altre Regioni, fra cui Emilia-Romagna e Puglia, hanno adottato registri analoghi; altrove la raccolta avviene tramite i Comuni o le ATS.
- Il censimento serve alle autorità sanitarie per individuare rapidamente le sorgenti in caso di focolaio.
Attenzione però a un fraintendimento diffuso: l’iscrizione al catasto non sostituisce il piano di controllo. Al contrario, rende l’impianto visibile e quindi ispezionabile. Proprio le strutture registrate ma prive di registro delle analisi sono quelle che vengono sanzionate con maggiore frequenza durante le verifiche estive.
Innanzitutto conviene quindi verificare la normativa della propria Regione, poi allineare la documentazione: scheda di registrazione, valutazione del rischio, piano di campionamento e registro degli interventi devono raccontare la stessa storia.
Perché le aziende affidano ad AirBio le proprie torri?
Interveniamo su impianti in esercizio, con fermi ridotti al minimo e referti di laboratorio a chiusura di ogni intervento.
Certificazioni riconosciute
Operiamo con certificazione AIISA e certificazione NADCA ACS (Air Systems Cleaning Specialist), gli standard di riferimento per la sanificazione professionale di impianti aeraulici e torri evaporative.
Interventi senza fermare l’attività
Pianifichiamo il lavoro sulla torre in esercizio, per ridurre al minimo il fermo delle linee o degli impianti di climatizzazione che dipendono da essa.
Referti di laboratorio verificabili
Ogni bonifica si chiude con un referto di laboratorio che documenta i valori UFC/L prima e dopo l’intervento, utile per il DVR e per le verifiche dell’ATS.
Ogni quanto analizzare la Legionella nelle torri di raffreddamento?

La frequenza non è uguale per tutti: dipende dall’esito della valutazione del rischio, dalla presenza di soggetti vulnerabili nelle vicinanze e dallo storico dell’impianto.
Tuttavia esiste una prassi consolidata che le ATS applicano come riferimento nei controlli, e che conviene adottare come base minima.
| Condizione dell’impianto | Frequenza di campionamento |
|---|---|
| Esercizio ordinario, storico negativo | Almeno semestrale, meglio trimestrale nella stagione calda |
| Torre vicina a ospedali, RSA, scuole o aree molto frequentate | Trimestrale |
| Dopo un riscontro superiore a 1.000 UFC/L | Ricampionamento entro 15-30 giorni dall’intervento |
| Riavvio dopo fermo prolungato o stagionale | Prima della messa in esercizio, dopo pulizia e disinfezione |
| Caso di legionellosi sospetto collegato al sito | Immediato, in accordo con la ASL |
Legionella torri di raffreddamento: dove si preleva
Il campione deve rappresentare l’acqua che circola davvero. Pertanto si prelevano almeno due aliquote: una dalla vasca di raccolta, nel punto più lontano dallo scarico, e una dall’acqua di reintegro, per capire se la contaminazione arriva dalla rete o si genera nell’impianto.
- Volume minimo di un litro per punto, in contenitore sterile con neutralizzante del biocida.
- Registrazione di temperatura, pH, conducibilità e residuo di disinfettante al momento del prelievo.
- Trasporto refrigerato e consegna al laboratorio entro 24 ore.
- Metodo di riferimento ISO 11731, con conteggio espresso in UFC/L.
Il dettaglio della procedura, valido anche per gli impianti idrici, è descritto nella nostra guida al campionamento della Legionella e alla lettura dei referti.
Quali valori impongono un intervento?
Le soglie applicate alle torri sono più severe di quelle degli impianti idrici sanitari, perché l’esposizione riguarda anche la popolazione esterna. Il criterio, ripreso dalle Linee Guida e dai protocolli ATS, associa a ogni fascia di concentrazione un’azione precisa.
| Carica rilevata | Lettura del dato | Azione richiesta |
|---|---|---|
| Inferiore a 100 UFC/L | Sistema sotto controllo | Prosegue il piano ordinario |
| Da 100 a 1.000 UFC/L | Colonizzazione iniziale | Verifica del trattamento e ricampionamento ravvicinato |
| Da 1.000 a 10.000 UFC/L | Perdita di controllo del sistema | Revisione del biocida, pulizia, nuova analisi entro poche settimane |
| Oltre 10.000 UFC/L | Contaminazione grave | Disinfezione d’urto immediata, valutazione del fermo impianto, indagine sulle cause |
Il valore assoluto, però, non basta. Infatti conta soprattutto la tendenza: tre campionamenti consecutivi che salgono da 200 a 900 UFC/L segnalano un biofilm in crescita, anche se nessuno dei tre supera formalmente la soglia critica. Al contrario, un picco isolato dopo un lungo fermo può rientrare con una semplice pulizia.
Per interpretare correttamente un referto, dai limiti di rilevabilità ai sierogruppi, abbiamo raccolto i criteri nell’approfondimento sulle analisi della Legionella: costi, valori e obblighi.
Hai un referto sopra soglia e devi decidere come intervenire? Ti affianchiamo nella scelta del trattamento e nella verifica post-bonifica.
Come si esegue la pulizia e la disinfezione di una torre?

La sequenza corretta è codificata e non ammette scorciatoie. Innanzitutto si mette in sicurezza l’impianto, poi si rimuove fisicamente lo sporco, infine si disinfetta e si verifica.
L’intera operazione va eseguita con protezione delle vie respiratorie, perché le fasi di svuotamento e lavaggio sono quelle a maggiore produzione di aerosol.
- Fermo e messa in sicurezza. Si arrestano ventilatori e pompe, si delimita l’area e si avvisa il personale degli edifici vicini.
- Svuotamento della vasca. L’acqua viene scaricata dal punto più basso, con raccolta dei sedimenti e smaltimento conforme.
- Pulizia meccanica. Si rimuovono depositi, alghe e incrostazioni da vasca, pacco di scambio, ugelli e separatori di goccia, con idrolavaggio a bassa nebulizzazione.
- Disinfezione. Si riempie il circuito e si esegue il trattamento d’urto, mantenendo la concentrazione e il tempo di contatto previsti dal protocollo.
- Risciacquo e ripristino. Si scarica, si risciacqua e si riporta il sistema ai parametri di esercizio, ripristinando il dosaggio ordinario.
- Verifica analitica. Si ricampiona a distanza di alcuni giorni e si registra l’esito nel registro degli interventi.
Il calendario minimo della manutenzione
| Momento | Intervento |
|---|---|
| Prima del collaudo di un impianto nuovo | Pulizia, drenaggio e disinfezione completa |
| Avvio della stagione di raffreddamento | Pulizia e disinfezione, poi campionamento di verifica |
| Esercizio continuo | Almeno due cicli completi all’anno, con ispezioni visive mensili |
| Fine stagione o fermo prolungato | Pulizia, disinfezione e svuotamento della vasca |
| Ripresa dopo fermo | Disinfezione prima di rimettere in circolo l’acqua |
Di conseguenza il fermo estivo di uno stabilimento è il momento più delicato dell’anno: l’acqua resta ferma alla temperatura giusta per settimane. Lo stesso meccanismo che si osserva negli impianti domestici, descritto nell’articolo sulla Legionella dopo le vacanze, in una torre industriale produce cariche molto più elevate.
Come prevenire la Legionella nelle torri di raffreddamento con la progettazione?
Molti problemi di gestione nascono da scelte fatte in fase di installazione. Un impianto pensato bene si tiene pulito con metà della fatica.
- Separatori di goccia ad alta efficienza, in grado di contenere il trascinamento sotto lo 0,05% della portata d’acqua.
- Accessibilità a vasca, pacco e ugelli per ispezione, pulizia e prelievo in sicurezza.
- Materiali non porosi e resistenti a cloro e ossidanti: da evitare legno, cemento e derivati della cellulosa.
- Vasca a fondo inclinato, con angoli arrotondati e scarico nel punto più basso per evitare ristagni.
- Spurgo automatico e controllo della conducibilità, per limitare la concentrazione dei sali.
- Addolcimento o osmosi sull’acqua di reintegro, così da ridurre incrostazioni e quindi superfici colonizzabili.
- Trattamento anticorrosivo delle parti metalliche: la ruggine è un ottimo ancoraggio per il biofilm.
Infine il posizionamento: mai in prossimità di finestre, prese d’aria o unità di trattamento aria, mai in zone frequentate dal pubblico. Se la torre alimenta o convive con un impianto aeraulico, vale la pena verificare anche lo stato delle condotte, come spiegato nella guida alla Legionella nell’aria condizionata.
L’ozono contro la Legionella nelle torri di raffreddamento

Il limite dei biocidi tradizionali è noto: agiscono sulla Legionella libera nell’acqua, molto meno sulla matrice che la protegge. L’ozono lavora in modo diverso, perché ossida la struttura stessa del biofilm e la stacca dalle superfici.
Inoltre si decompone in ossigeno nell’arco di pochi minuti: l’acqua di spurgo non porta con sé residui chimici persistenti.
| Trattamento | Azione sul biofilm | Residui nell’acqua | Punti di attenzione |
|---|---|---|---|
| Cloro e ipoclorito | Superficiale, si consuma sulla materia organica | Sottoprodotti clorurati | Corrosivo, efficacia legata al pH |
| Biossido di cloro | Buona, più stabile del cloro | Cloriti e clorati | Generazione e stoccaggio da gestire |
| Perossido stabilizzato | Media, richiede contatto prolungato | Bassi | Dosaggi elevati sui circuiti grandi |
| Ozono | Elevata: ossida e distacca la matrice | Si riconverte in ossigeno | Produzione in loco e monitoraggio del residuo |
In pratica l’ozono va inteso come parte di una strategia, non come sostituto della pulizia meccanica. Prima si rimuovono i depositi, poi si ossida ciò che resta, infine si mantiene il risultato con il trattamento ordinario e con le analisi. Il funzionamento è descritto in dettaglio nella pagina dedicata alla bonifica della Legionella ad ozono; per l’intervento operativo sugli impianti si può partire dal servizio di bonifica Legionella.
Il quadro completo del batterio, dalle condizioni di crescita alla trasmissione, resta consultabile nella nostra guida alla Legionella, mentre i dati epidemiologici nazionali sono pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità.
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Domande frequenti sulla Legionella nelle torri di raffreddamento
Torri evaporative: definizioni e terminologia
Torre di raffreddamento e torre evaporativa sono la stessa cosa?
Sì. “Torre di raffreddamento” e “torre evaporativa” indicano lo stesso impianto: il secondo nome sottolinea il meccanismo fisico con cui l’acqua si raffredda, cioè l’evaporazione di una parte del flusso a contatto con l’aria. Nella pratica i due termini si usano come sinonimi, anche nella normativa regionale sul catasto.
Esistono più tipi di torri evaporative da valutare per il rischio Legionella?
Sì, e il rischio cambia in base al tipo: le torri a circuito aperto hanno il contatto diretto più ampio fra acqua e aria e richiedono i controlli più stringenti, quelle a circuito chiuso e i sistemi adiabatici riducono l’esposizione ma non la azzerano. La classificazione completa è nella sezione su quali torri sono più esposte, più sotto in questa guida.
Obblighi di legge sulla Legionella nelle torri di raffreddamento
Le torri di raffreddamento vanno registrate obbligatoriamente?
Dipende dalla Regione. Dove esiste il catasto delle torri evaporative, come in Lombardia, la registrazione è obbligatoria e va effettuata entro 90 giorni da installazione, modifica o cessazione permanente. Altre Regioni hanno adottato registri analoghi: conviene verificare la norma regionale prima di considerarsi esenti.
La Legionella va inserita nel documento di valutazione dei rischi?
Sì. Il D.Lgs. 81/2008, Titolo X, classifica la Legionella come agente biologico: se in azienda esiste una torre evaporativa, il rischio va valutato nel DVR e vanno definite misure di prevenzione, procedure di manutenzione e DPI per gli addetti.
Chi risponde se un focolaio viene collegato alla mia torre?
Risponde il gestore dell’impianto, cioè chi ne ha la disponibilità e il controllo. L’affidamento della manutenzione a un fornitore esterno non trasferisce l’obbligo di vigilanza: in caso di indagine contano il registro degli interventi, i referti e la coerenza con la valutazione del rischio.
Analisi e valori di Legionella nelle torri di raffreddamento
Quante volte all’anno vanno fatte le analisi?
Come base minima, due volte l’anno per un impianto con storico negativo, con passaggio a frequenza trimestrale nella stagione calda o quando la torre si trova vicino a ospedali, RSA, scuole e aree molto frequentate. Dopo un superamento, il ricampionamento si esegue a distanza di due-quattro settimane dall’intervento.
Qual è il valore limite di Legionella per una torre di raffreddamento?
Non esiste un limite di legge unico, ma una scala di azioni: sotto 100 UFC/L il sistema è considerato sotto controllo, fra 1.000 e 10.000 UFC/L serve revisione del trattamento e pulizia, oltre 10.000 UFC/L si procede a disinfezione d’urto valutando il fermo dell’impianto.
Bonifica, trattamenti e casi critici
Il trattamento chimico continuo basta a evitare la Legionella?
No, da solo non basta. Il biocida agisce sull’acqua, mentre la colonia vive protetta nel biofilm depositato su pacco di scambio e vasca. Senza pulizia meccanica periodica e senza un ossidante capace di aggredire la matrice, le analisi tornano positive a distanza di poche settimane.
Si può bonificare una torre senza fermare la produzione?
Nella maggior parte dei casi sì, pianificando l’intervento su una linea per volta o sfruttando le finestre di fermo già previste. La pulizia meccanica richiede però l’arresto della singola torre: per questo si concorda in anticipo una sequenza che mantenga la capacità di raffreddamento dell’impianto.
Cosa fare se la ASL segnala un caso sospetto collegato al sito?
Occorre attivare subito il campionamento straordinario in accordo con l’autorità sanitaria, recuperare registro e referti degli ultimi mesi, sospendere se necessario la torre sospetta e programmare pulizia e disinfezione. Documentare ogni passaggio è essenziale, perché l’indagine ambientale valuta anche la gestione precedente al caso.
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