Casi Legionella Italia 2026: i dati aggiornati e cosa significano per chi gestisce un edificio
Casi di Legionella in Italia: i numeri che contano davvero
I casi di Legionella in Italia hanno raggiunto nel 2024 il livello più alto mai registrato dal sistema di sorveglianza nazionale: 4.627 notifiche, il 18% in più rispetto all’anno precedente. Non è un episodio isolato: è il quarto anno consecutivo di crescita, e i dati dell’Istituto Superiore di Sanità raccontano dove, su chi e perché.
In sintesi
- 4.627 casi notificati nel 2024, +18% sul 2023 (dato ISS, pubblicato gennaio 2026).
- 81% dei casi concentrato in 6 Regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Veneto, Piemonte.
- Il 82,6% dei casi è di origine comunitaria: nessun soggiorno noto fuori casa, spesso legato all’impianto idrico domestico o condominiale.
- Letalità del 13,6% fra i casi con esito noto.
- Un focolaio a Corsico e Buccinasco (Milano) ha coinvolto 96 persone dall’aprile 2024, con tracciamento genomico fino all’acqua municipale.
Aggiornato ad agosto 2026 · Fonte: ISS, Bollettino Epidemiologico Nazionale 2025;6(2), pubblicato gennaio 2026
Quanti sono davvero i casi di Legionella in Italia?

Il Bollettino Epidemiologico Nazionale dell’ISS, pubblicato a gennaio 2026, fotografa l’andamento 2024: 4.627 casi, pari a 78,5 casi per milione di abitanti, contro i 66,3 del 2023 e i 52,8 del 2022.
Infatti la serie storica non lascia dubbi: 3.111 casi nel 2022 (+14%), 3.911 nel 2023 (+25%), 4.627 nel 2024 (+18%). Tre anni, tre incrementi a doppia cifra.
| Anno | Casi notificati | Incidenza per milione | Variazione |
|---|---|---|---|
| 2022 | 3.111 | 52,8 | +14% |
| 2023 | 3.911 | 66,3 | +25% |
| 2024 | 4.627 | 78,5 | +18% |
Tuttavia va fatta una precisazione che gli stessi autori del bollettino sottolineano: la legionellosi resta una malattia sottostimata, con probabile sottonotifica in alcune Regioni. L’aumento registrato è quindi in parte reale e in parte dovuto a una diagnosi più diffusa, in particolare grazie al test dell’antigene urinario, usato nel 96% dei casi confermati.
Legionella in Italia: in quali Regioni si concentrano i casi?
Il gradiente geografico è netto e stabile da anni: più si sale verso Nord, più l’incidenza cresce.
| Area | Incidenza 2024 (per milione) |
|---|---|
| Nord Italia | 110,6 |
| Centro Italia | 95,6 |
| Sud Italia | 17,5 |
L’81% dei casi 2024 è stato notificato da sole sei Regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Veneto e Piemonte. Il restante 19% si distribuisce fra le altre quindici Regioni e Province Autonome.
Di conseguenza chi gestisce un impianto in una di queste sei Regioni opera in un’area dove i controlli ambientali post-caso sono più frequenti, e dove le ASL hanno maggiore esperienza nell’individuare le fonti di contaminazione. Non è un caso che l’Emilia-Romagna compaia sempre fra le prime tre posizioni negli ultimi bollettini.
Il tuo edificio si trova in una delle Regioni a maggiore incidenza? Un piano di controllo riduce il rischio prima che diventi un caso.
Chi si ammala e dove si infetta?
Il profilo del paziente tipo è netto: età media 69,9 anni, il 75,4% ha almeno 60 anni, e gli uomini sono colpiti quasi il doppio delle donne (rapporto 1,9 a 1).
| Origine dell’esposizione | Quota sul totale 2024 |
|---|---|
| Comunitaria (nessun soggiorno noto fuori casa) | 82,6% |
| Viaggio con pernottamento in Italia | 7,7% |
| Nosocomiale (ricovero ospedaliero) | 3,4% |
| Comunità chiusa (RSA, strutture riabilitative) | 4,5% |
| Viaggio all’estero | 1,3% |
Il dato più rilevante per chi gestisce impianti è il primo: oltre 8 casi su 10 non hanno un’esposizione nota fuori dall’abitazione abituale. In pratica, la fonte più probabile è l’impianto idrico di casa, del condominio o del luogo di lavoro quotidiano — non l’hotel delle vacanze. Per questo il rischio riguarda anche edifici che oggi non rientrano fra le strutture prioritarie del D.Lgs. 18/2023, come i condomini.
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Come nasce un focolaio: il caso di Corsico e Buccinasco

Da aprile 2024 un focolaio da Legionella pneumophila sierogruppo 1 ha coinvolto 96 persone residenti in due Comuni limitrofi in provincia di Milano, Corsico e Buccinasco. È uno dei casi più istruttivi degli ultimi anni.
Le indagini ambientali non hanno trovato un’unica fonte comune. Tuttavia la tipizzazione genomica dei ceppi isolati dalle abitazioni dei casi ha mostrato lo stesso Sequence Type di un isolato clinico, facendo sospettare una contaminazione diffusa nell’acqua municipale. La clorazione della rete ha ridotto i casi nei mesi successivi.
Nello stesso periodo sono stati notificati anche due cluster distinti legati a singoli condomini. Un dettaglio che l’ISS sottolinea esplicitamente: questi edifici non rientrano fra le strutture prioritarie del D.Lgs. 18/2023, eppure possono generare un focolaio a tutti gli effetti.
Cosa cambia per un amministratore di condominio
Anche se l’edificio non è “prioritario” per legge, l’ISS raccomanda controlli periodici sulle parti comuni dell’impianto e la diffusione di indicazioni ai condomini su pulizia e sostituzione dei punti distali (rompigetto, soffioni, flessibili doccia) e sul flussaggio quasi giornaliero dell’acqua, soprattutto quando un appartamento resta chiuso per giorni. È lo stesso principio che vale per le seconde case dopo un periodo di inutilizzo.
Un secondo caso, più recente, mostra quanto velocemente la situazione possa evolvere: a novembre 2025 un sospetto focolaio in zona San Siro a Milano ha coinvolto 11 persone, con un decesso e otto ricoveri. È la conferma che il monitoraggio non è un adempimento burocratico, ma l’unico strumento che permette di intervenire prima che un cluster cresca.
C’è una stagionalità dei casi di Legionella?
Sì, ed è marcata. Nel 2024 la maggior parte dei casi si è concentrata nel periodo giugno-dicembre, con un incremento significativo a marzo, aprile, settembre e ottobre rispetto alla media del quadriennio precedente, e un numero minore nel pieno dell’estate (giugno-agosto).
In pratica i picchi si spostano verso i mesi di transizione: la primavera, quando gli impianti riprendono a pieno regime dopo l’inverno, e l’autunno, quando molte strutture ricettive e seconde case tornano in uso dopo la pausa estiva. Il meccanismo è lo stesso descritto nella guida alla Legionella dopo le vacanze: acqua ferma, temperatura favorevole, ripresa improvvisa dei consumi.
Un dato nazionale in crescita non basta a proteggere il tuo edificio: serve un piano di controllo specifico.
Cosa cambia con il D.Lgs. 18/2023 e le nuove Linee Guida ISS?
Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la direttiva europea 2020/2184 sulla qualità delle acque potabili, ha introdotto per la prima volta in Italia il monitoraggio obbligatorio del parametro Legionella nell’acqua destinata al consumo umano negli edifici prioritari.
A supporto, l’ISS ha pubblicato nel 2025 tre documenti tecnici: le linee guida per la valutazione del rischio nei sistemi di distribuzione interni, quelle per l’implementazione dei Piani di Sicurezza dell’Acqua e quelle per la loro approvazione. Il quadro completo, comprese le scadenze, è nella guida dedicata al Piano di Sicurezza dell’Acqua.
Il decreto prevede sanzioni penali per gli inadempienti, ma la piena attuazione, con i PSA operativi negli ospedali e i piani di autocontrollo negli altri edifici prioritari, è fissata al 2029. Nel frattempo restano in vigore le Linee Guida 2015, in fase di aggiornamento per coprire le acque escluse dal nuovo decreto.
Domande frequenti sui casi di Legionella in Italia
Casi Legionella Italia: i numeri e il trend
Quanti casi di Legionella ci sono stati in Italia nel 2024?
Sono stati notificati 4.627 casi al sistema di sorveglianza nazionale coordinato dall’ISS, pari a 78,5 casi per milione di abitanti: un aumento del 18% rispetto ai 3.911 casi del 2023.
I casi di Legionella sono davvero in aumento o si diagnostica di più?
Entrambe le cose. L’incidenza cresce da tre anni consecutivi, ma parte dell’aumento è attribuibile a una diagnosi più diffusa grazie al test dell’antigene urinario. L’ISS segnala comunque una possibile sottonotifica in alcune Regioni.
In quali Regioni si registrano più casi?
Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Veneto e Piemonte concentrano l’81% dei casi nazionali. Il gradiente Nord-Sud resta netto: 110,6 casi per milione al Nord contro 17,5 al Sud.
Rischio ed esposizione
Dove ci si infetta più spesso?
Nell’82,6% dei casi non risulta alcun soggiorno fuori dall’abitazione abituale: la fonte più probabile è l’impianto idrico di casa, del condominio o del luogo di lavoro quotidiano, non un viaggio o un hotel.
Chi rischia di più?
Le persone sopra i 60 anni (75,4% dei casi), gli uomini (rapporto 1,9 a 1 sulle donne) e chi ha patologie croniche pregresse, presenti nel 74,6% dei pazienti.
Un condominio è obbligato ai controlli come un ospedale?
No, i condomini non rientrano fra gli edifici prioritari del D.Lgs. 18/2023. Tuttavia l’ISS raccomanda comunque controlli periodici sulle parti comuni, proprio perché più cluster recenti sono nati in edifici residenziali.
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