Legionella pompa di calore: la guida tecnica per progettisti, amministratori e gestori di impianti
Analisi, bonifica ad ozono e verifica post-intervento sugli impianti di acqua calda sanitaria in pompa di calore: nessun residuo chimico e nessuna forzatura della macchina fuori dal suo campo di lavoro.
Legionella e pompa di calore: perché il rischio è cambiato
Legionella pompa di calore è oggi una delle combinazioni più delicate negli impianti di acqua calda sanitaria. Il passaggio dalle caldaie istantanee ai sistemi in pompa di calore ha infatti reintrodotto grandi volumi di accumulo, mantenuti a temperature che il batterio tollera senza difficoltà.
In sintesi
- Una pompa di calore per ACS rende al meglio fra 45 e 55 °C: esattamente il bordo superiore della finestra in cui la Legionella pneumophila sopravvive.
- Il ciclo antilegionella integrato riscalda l’accumulo, non la rete a valle: colonne montanti, rami morti e soffioni restano fuori dal trattamento.
- La sonda legge un solo punto del bollitore: il fondo dell’accumulo può restare venti gradi sotto il valore mostrato a display.
- Le Linee Guida 2015 chiedono almeno 60 °C in accumulo e 50 °C in rete, un vincolo che confligge con il rendimento della macchina.
- Quando la leva termica non basta serve una barriera che aggredisca il biofilm senza lasciare residui: è il ruolo della bonifica ad ozono.
Aggiornato a settembre 2026 · Linee Guida Legionellosi 2015 · D.Lgs. 18/2023 · D.Lgs. 102/2025
Come funziona davvero un impianto ACS in pompa di calore?
Una pompa di calore non produce calore: lo sposta. Preleva energia a bassa temperatura dall’aria esterna, dal terreno o da un circuito ad acqua e la cede al circuito sanitario. Proprio per questo la sua potenza termica è modesta e continua, al contrario della fiammata istantanea di una caldaia a gas.
Di conseguenza il sistema ha quasi sempre bisogno di un accumulo: un bollitore da 150 a 500 litri nel residenziale, molto di più nel ricettivo e nel sanitario. In pratica, l’acqua calda non viene più prodotta nell’istante in cui si apre il rubinetto, ma conservata per ore in attesa di essere usata.

Le architetture più diffuse sono tre. Lo scaldacqua in pompa di calore monoblocco, con serbatoio integrato da 200-300 litri. La pompa di calore aria-acqua abbinata a un bollitore separato con serpentino. Infine i sistemi a produzione istantanea, in cui l’accumulo è inerziale e contiene acqua tecnica, mentre l’acqua sanitaria attraversa uno scambiatore solo al momento del prelievo.
Le tre soluzioni non hanno lo stesso profilo di rischio, e questa è la prima cosa che spesso sfugge in fase di progetto.
A che temperatura lavora l’acqua calda sanitaria con una pompa di calore?
Una pompa di calore per ACS è progettata per lavorare fra 45 e 55 °C. Oltre i 55 °C il rendimento crolla e per arrivare a 60 °C quasi tutte le macchine devono accendere una resistenza elettrica, che consuma come un vecchio scaldabagno.
Il motivo è fisico. Più alta è la temperatura di mandata, più il compressore deve comprimere il fluido frigorigeno e più il COP — il rapporto fra energia resa ed energia consumata — si abbassa. Tuttavia è proprio sopra i 55 °C che la Legionella smette di essere un problema.
| Temperatura in accumulo | COP indicativo (aria-acqua) | Comportamento della Legionella | Conformità alle Linee Guida |
|---|---|---|---|
| 40-45 °C | 3,5 – 4,0 | Crescita attiva, condizione ottimale | Non conforme |
| 46-50 °C | 3,0 – 3,5 | Crescita rallentata, sopravvivenza prolungata | Non conforme |
| 51-55 °C | 2,3 – 3,0 | Sopravvivenza, inattivazione molto lenta | Insufficiente |
| 56-59 °C | 1,8 – 2,3 (spesso con integrazione elettrica) | Inattivazione in decine di minuti | Al limite |
| 60 °C e oltre | 1,0 – 1,8 (resistenza elettrica) | Inattivazione in pochi minuti | Conforme |
In pratica il progettista si trova davanti a un compromesso scomodo: la temperatura che rende conveniente la pompa di calore è la stessa che rende confortevole la vita del batterio. Chi imposta il setpoint guardando solo la bolletta sposta il problema, non lo risolve.
Il tempo conta quanto i gradi
L’inattivazione termica non è un interruttore ma una curva. A 60 °C bastano pochi minuti, a 55 °C servono diverse ore di esposizione continua, sotto i 50 °C non accade praticamente nulla. Di conseguenza un accumulo che raggiunge 58 °C per venti minuti una volta a settimana non equivale affatto a un accumulo mantenuto stabilmente a 60 °C. Trovi la curva completa nella nostra guida sulla temperatura a cui muore la Legionella.
Il ciclo antilegionella elimina la Legionella dalla pompa di calore?
No. Il ciclo antilegionella è una misura di contenimento sull’accumulo, non una bonifica dell’impianto. Riscalda l’acqua contenuta nel bollitore, ma non tratta la rete di distribuzione a valle, dove il batterio trova le condizioni migliori per ricolonizzare.
Praticamente tutte le macchine in commercio integrano una funzione di disinfezione termica programmata: in genere settimanale, con durata di una o due ore e setpoint fra 60 e 65 °C raggiunto con l’aiuto della resistenza elettrica. Sulla carta è una buona misura. Nella realtà degli impianti tre cose la rendono fragile.
Primo limite: il ciclo si ferma al bollitore
La disinfezione termica scalda l’acqua dell’accumulo. Non manda però quell’acqua a 60 °C fino all’ultimo soffione del quinto piano, a meno che non esista un anello di ricircolo correttamente dimensionato e non si faccia scorrere ogni punto di erogazione. Di conseguenza le colonne montanti, i rami morti e i gruppi doccia restano alla loro temperatura abituale e riseminano l’accumulo appena il ciclo finisce.
Secondo limite: la sonda legge un punto solo
Il ciclo termina quando la sonda immersa nel bollitore segna il valore impostato. Quella sonda però si trova tipicamente a un terzo o a metà altezza. L’acqua calda stratifica verso l’alto, quindi il fondo del serbatoio — dove si depositano fanghi, calcare e biofilm — resta molto più freddo.
| Quota nel bollitore | Temperatura tipica a fine ciclo | Cosa si accumula | Effetto sul batterio |
|---|---|---|---|
| Parte alta (uscita ACS) | 60-63 °C | Acqua limpida | Inattivazione efficace |
| Quota della sonda | 60 °C (valore letto) | – | Il ciclo si arresta qui |
| Parte centrale | 48-55 °C | Torbidità, incrostazioni leggere | Sopravvivenza |
| Fondo del serbatoio | 28-40 °C | Fanghi, calcare, biofilm | Crescita indisturbata |
In altre parole il display dice 60 °C mentre un quarto del volume non ha mai superato i 40 °C. È lo stesso meccanismo che rende insidiosi i serbatoi di accumulo e le cisterne.
Terzo limite: spesso il ciclo non parte proprio
La disinfezione termica costa energia, perché passa dalla resistenza elettrica. Per questo viene disattivata in fase di messa in servizio, oppure programmata in una fascia oraria in cui la macchina è in blocco tariffario, o ancora interrotta dal timer prima di raggiungere il setpoint. Il risultato è una funzione che risulta attiva nel menu ma che non produce alcun effetto misurabile.
Dove si nasconde la Legionella in una pompa di calore?
Il batterio non vive sospeso nell’acqua: colonizza le superfici. Si insedia nel biofilm, la pellicola organica che riveste tubazioni, scambiatori e pareti dell’accumulo, e da lì si stacca a ondate ogni volta che il flusso cambia. Ecco perché una disinfezione che agisce solo sull’acqua libera dà risultati brillanti al primo campionamento e deludenti al terzo.

In un sistema in pompa di calore i punti critici ricorrenti sono sei:
- Il fondo dell’accumulo, dove fanghi e calcare formano uno strato isolante che tiene la zona a 30-40 °C anche durante il ciclo termico.
- Lo scambiatore a serpentino, con ampie superfici e velocità del fluido molto basse.
- L’anodo di magnesio e la flangia di ispezione, che creano micro-ristagni e rugosità.
- L’anello di ricircolo, quando la pompa è sottodimensionata o spenta di notte: il ritorno scende sotto i 50 °C e diventa un incubatore.
- I rami morti, cioè le diramazioni non più utilizzate ma mai sezionate a monte.
- I soffioni e i rompigetto, dove il calcare trattiene colonie e genera aerosol inalabile.
Di conseguenza la domanda giusta non è quanti gradi segna il display, ma quanta superficie interna dell’impianto è colonizzata. Abbiamo approfondito il meccanismo nell’articolo dedicato al biofilm negli impianti idrici.
Legionella e pompa di calore: quali impianti rischiano di più?
Non tutte le configurazioni sono uguali. La variabile decisiva è il tempo di permanenza dell’acqua sanitaria in un volume caldo ma non abbastanza caldo. In particolare, i sistemi che producono acqua sanitaria al momento del prelievo partono da una posizione nettamente migliore.
| Configurazione | Volume di acqua sanitaria ferma | Livello di rischio | Misura prioritaria |
|---|---|---|---|
| Scaldacqua in pompa di calore monoblocco (200-300 l) | Alto: tutto il serbatoio | Alto | Verifica reale del ciclo termico e controllo del fondo |
| Pompa di calore con bollitore a serpentino | Alto: tutto il bollitore | Alto | Ricircolo a 50 °C e campionamento periodico |
| Accumulo inerziale con scambiatore istantaneo | Minimo: solo lo scambiatore | Medio-basso | Pulizia dello scambiatore e controllo dei rami morti |
| Impianto centralizzato condominiale con ricircolo | Molto alto: accumulo più anello | Molto alto | Bilanciamento dell’anello e bonifica dell’esistente |
| Hotel, RSA o palestra con picchi di prelievo | Molto alto: grandi accumuli | Molto alto | Piano di controllo documentato e trattamento continuo |
| Impianto residenziale usato a intermittenza | Alto per ristagno prolungato | Alto | Flussaggio alla riapertura e ciclo termico verificato |
Il caso peggiore resta quello del centralizzato condominiale convertito a pompa di calore senza rivedere la rete: si abbassa il setpoint per guadagnare efficienza, ma si conserva un anello di ricircolo progettato per lavorare a 60 °C. Su questo scenario abbiamo scritto una guida specifica sulla Legionella negli impianti condominiali.
Cosa prevedono le norme per l’acqua calda sanitaria?
Non esiste una norma scritta appositamente per le pompe di calore. Si applicano quindi le regole generali sul rischio legionellosi, che ragionano per temperature e per obblighi di valutazione, non per tecnologia di generazione.
| Riferimento | Cosa richiede | A chi si applica |
|---|---|---|
| Linee Guida Legionellosi 2015 | Accumulo ad almeno 60 °C, distribuzione sopra i 50 °C, ritorno del ricircolo non sotto i 50 °C, valutazione del rischio documentata | Tutti gli impianti collettivi |
| D.Lgs. 81/2008, Titolo X | La legionellosi è un rischio biologico: va valutato nel DVR e gestito con misure verificabili | Datori di lavoro |
| D.Lgs. 18/2023 | Valutazione e gestione del rischio nei sistemi di distribuzione interni degli edifici prioritari | Ospedali, RSA, strutture ricettive, scuole, impianti sportivi |
| D.Lgs. 102/2025 | Rafforza obblighi e controlli nelle strutture turistico-ricettive | Hotel, B&B, villaggi, campeggi |
| UNI 9182 e UNI EN 806 | Criteri di progettazione della rete: ricircolo, bilanciamento, assenza di rami morti | Progettisti e installatori |
Il punto giuridicamente delicato è questo: la normativa non vieta la pompa di calore, ma non ammette che l’efficienza energetica giustifichi un setpoint fuori specifica. Se la macchina non arriva a 60 °C, l’obbligo non decade: si sposta sulle misure alternative, che vanno documentate e dimostrate efficaci.
In pratica serve una valutazione del rischio che spieghi perché la temperatura scelta è accettabile e quale barriera aggiuntiva la compensa. Su come si costruisce quel documento trovi tutto nella guida al DVR Legionella e nel registro di autocontrollo.
Chi risponde del rischio in condominio, hotel o RSA?
La responsabilità non segue l’impianto, segue il ruolo. Innanzitutto va chiarito chi decide il setpoint e chi lo verifica, perché sono spesso due soggetti diversi.
Amministratore di condominio
Custode dell’impianto centralizzato ai sensi dell’art. 2051 c.c. Deve conservare la valutazione del rischio e la documentazione degli interventi, anche quando la gestione è affidata a un manutentore esterno.
Datore di lavoro e gestore
In hotel, RSA, palestre e uffici risponde della valutazione nel DVR e dell’efficacia delle misure adottate. Il risparmio energetico non è una scusante riconosciuta.
Progettista e installatore
Rispondono della scelta dell’architettura di impianto e del dimensionamento del ricircolo. Un anello non bilanciato è un difetto progettuale, non una questione di manutenzione.
Va aggiunto che, in caso di focolaio, l’indagine della ASL parte proprio dai registri: temperature rilevate, cicli eseguiti, campionamenti e loro esiti. Un impianto senza tracciabilità è indifendibile a prescindere dalla tecnologia installata. Ne abbiamo parlato nell’approfondimento sulla responsabilità penale del datore di lavoro.
Come si verifica la presenza di Legionella nella pompa di calore?
Con un campionamento microbiologico secondo la norma ISO 11731, prelevando in almeno tre punti: uscita dell’accumulo, ritorno dell’anello di ricircolo e punto di erogazione più distante dalla centrale termica.
Il controllo della sola temperatura non basta, perché fotografa una condizione istantanea in un punto solo. Il campionamento invece misura la carica reale, espressa in UFC per litro.

Due accortezze cambiano completamente l’esito. Il prelievo senza flussaggio e senza disinfezione del punto misura ciò che l’utente riceve davvero, comprese le colonie staccate dal rompigetto. Il prelievo con flussaggio dopo due minuti descrive invece lo stato della rete a monte. Servono entrambi per capire dove si trova la sorgente.
Inoltre il campione va prelevato con la macchina in condizioni ordinarie di esercizio, non subito dopo un ciclo antilegionella: altrimenti si certifica un risultato che dura poche ore.
| Carica rilevata | Interpretazione | Azione richiesta |
|---|---|---|
| Assente o sotto 100 UFC/L | Impianto sotto controllo | Mantenere il piano di monitoraggio |
| 100 – 1.000 UFC/L | Colonizzazione iniziale | Revisione delle temperature, ricerca dei rami morti, nuovo prelievo |
| 1.000 – 10.000 UFC/L | Colonizzazione consolidata nel biofilm | Bonifica dell’impianto e verifica post-intervento |
| Oltre 10.000 UFC/L | Rischio elevato di trasmissione | Intervento immediato, limitazione dell’uso delle docce, informativa agli utenti |
I valori vanno letti insieme al contesto: in un reparto ospedaliero ad alto rischio la soglia di azione è l’assenza, non una quantità tollerata. Per il dettaglio su costi e modalità vedi la pagina sulle analisi della Legionella e la guida al campionamento secondo ISO 11731.
Come si elimina la Legionella da una pompa di calore?
Su un impianto già colonizzato nessuna regolazione risolve il problema: il biofilm va rimosso. I metodi disponibili sono cinque e non si comportano allo stesso modo su un sistema in pompa di calore, perché tre di essi presuppongono temperature o materiali che qui non ci sono.
| Metodo | Azione sul biofilm | Residui nell’acqua | Compatibilità con la pompa di calore |
|---|---|---|---|
| Shock termico a 70-80 °C | Parziale: scalda l’acqua, non stacca la pellicola | Nessuno | Bassa: la macchina non ci arriva, serve un generatore esterno |
| Iperclorazione | Scarsa: il cloro fatica a penetrare | Sì, con sottoprodotti e odore | Media: aggredisce guarnizioni, anodi e scambiatori |
| Biossido di cloro in continuo | Discreta nel tempo | Sì, dosaggio permanente | Media: richiede impianto di dosaggio e controlli costanti |
| Raggi UV | Nulla: agisce solo sull’acqua che attraversa la lampada | Nessuno | Bassa: non protegge la rete a valle |
| Bonifica ad ozono | Elevata: ossida e stacca la matrice organica | Nessuno: si riconverte in ossigeno | Alta: non dipende dalla temperatura dell’impianto |
Lo shock termico merita una nota a parte. È il metodo che tutti citano per primo, ma su una pompa di calore diventa paradossale: per eseguirlo bisogna portare l’acqua a 70-80 °C, cioè a una temperatura che la macchina non è in grado di produrre e che si ottiene solo con un generatore temporaneo. In pratica si rinuncia alla tecnologia installata proprio nel momento in cui serve. Il confronto completo fra i metodi è nella guida su come eliminare la Legionella dall’acqua.
Perché l’ozono funziona quando non si può salire a 60 °C?
Perché l’ozono non usa la leva termica. È un ossidante che agisce a temperatura ambiente sulla matrice organica del biofilm, la stacca dalle pareti e poi decade spontaneamente in ossigeno, senza lasciare residui né sottoprodotti da smaltire.

Questo lo rende la barriera più coerente con un sistema in pompa di calore, per quattro ragioni concrete:
- È indipendente dalla temperatura: non chiede alla macchina prestazioni fuori dal suo campo di lavoro e non fa crollare il COP.
- Aggredisce il biofilm, non solo l’acqua libera: quindi rimuove la riserva da cui parte ogni ricontaminazione.
- Non lascia residui: nessun accumulo chimico in circuito, nessun impatto su anodi, guarnizioni e scambiatori.
- Raggiunge tutta la rete: accumulo, colonne, ricircolo e punti terminali, compresi i rami che il ciclo termico non vede mai.
Al termine dell’intervento l’impianto viene ricampionato e i risultati sono documentati: è la parte che rende l’operazione difendibile davanti alla ASL. Per il dettaglio operativo vedi la pagina sulla bonifica della Legionella ad ozono e il servizio di bonifica Legionella di AirBio.
7 regole per gestire il rischio senza perdere efficienza
L’obiettivo non è rinunciare alla pompa di calore, ma smettere di affidare la sicurezza sanitaria a un parametro scelto per motivi energetici. Queste sette regole valgono sia in progetto sia su impianti già in esercizio.
- Misura, non leggere il display. Verifica la temperatura con una sonda indipendente all’uscita dell’accumulo, sul ritorno del ricircolo e al punto più distante. Il valore che conta è il più basso, non quello del pannello.
- Controlla il fondo del bollitore. Almeno una volta l’anno apri la flangia di ispezione, rimuovi fanghi e calcare e controlla lo stato dell’anodo. Lo strato di sedimento è ciò che protegge il batterio dal ciclo termico.
- Tieni il ricircolo sopra i 50 °C, sempre. Niente spegnimenti notturni della pompa di ricircolo: il risparmio è trascurabile, il danno igienico no. Bilancia l’anello se i rami lontani tornano freddi.
- Elimina i rami morti. Ogni diramazione inutilizzata va sezionata a monte, non semplicemente chiusa al rubinetto. Un tratto cieco di mezzo metro basta a mantenere una colonia.
- Verifica che il ciclo antilegionella si concluda davvero. Controlla nello storico della macchina che il setpoint venga raggiunto e mantenuto, non solo che il ciclo risulti programmato.
- Campiona due volte l’anno. Un prelievo con flussaggio e uno senza, negli stessi punti, per confrontare rete e terminali nel tempo. I dati seriali valgono più di un singolo referto.
- Aggiungi una barriera non termica se il setpoint resta sotto i 60 °C. È la misura compensativa che rende accettabile la scelta impiantistica e che va scritta nella valutazione del rischio.
In conclusione, una pompa di calore ben gestita non è più pericolosa di una caldaia: lo diventa quando si eredita la fiducia nel calore senza ereditarne le temperature.
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Domande frequenti su Legionella e pompa di calore
Legionella e pompa di calore: impianto e temperature
Una pompa di calore può produrre Legionella?
No: la pompa di calore non genera il batterio, che arriva dalla rete idrica pubblica in concentrazioni minime. La macchina però crea le condizioni perché quelle poche cellule si moltiplichino, perché conserva grandi volumi di acqua a 45-55 °C per molte ore. Il problema quindi non è la tecnologia in sé, ma l’accoppiata fra accumulo prolungato e temperatura intermedia.
A che temperatura devo impostare il bollitore della pompa di calore?
Le Linee Guida 2015 indicano almeno 60 °C in accumulo e non meno di 50 °C in distribuzione e sul ritorno del ricircolo. Se la macchina non regge quel setpoint senza resistenza elettrica, la strada corretta non è abbassare l’asticella ma dichiarare la temperatura effettiva nella valutazione del rischio e affiancarle una misura compensativa documentata.
Il ciclo antilegionella settimanale è obbligatorio?
Non esiste una norma che imponga il ciclo in quanto tale: l’obbligo riguarda il risultato, cioè mantenere il rischio sotto controllo e poterlo dimostrare. Il ciclo termico è uno degli strumenti disponibili, ma da solo non è considerato sufficiente quando la rete a valle resta sotto i 50 °C.
Quanto consuma davvero il ciclo antilegionella?
Dipende dal volume e dal salto termico, ma in un accumulo domestico da 250 litri portare l’acqua da 50 a 60 °C con la resistenza elettrica richiede indicativamente 3 kWh per ciclo. È proprio questo costo che spinge molti utenti a disattivare la funzione, vanificando la misura.
Legionella e pompa di calore: bonifica e controlli
Posso fare uno shock termico su una pompa di calore?
Non con la macchina stessa, perché non raggiunge i 70-80 °C richiesti. Serve un generatore di calore temporaneo, con costi e fermo impianto significativi. Inoltre lo shock termico agisce sull’acqua e non rimuove il biofilm dalle pareti, quindi la ricontaminazione è frequente entro poche settimane.
L’ozono danneggia la pompa di calore o le tubazioni?
No, se il trattamento è eseguito con concentrazioni e tempi corretti da personale qualificato. L’ozono agisce in fase acquosa sulla matrice organica e poi decade in ossigeno, senza accumularsi nel circuito. Al contrario del cloro non lascia sottoprodotti né aggredisce in modo permanente guarnizioni e anodi.
Ogni quanto va campionata l’acqua di un impianto in pompa di calore?
In un impianto residenziale una verifica annuale è ragionevole. In condominio, hotel, RSA e impianti sportivi la frequenza sale a due volte l’anno, e diventa trimestrale dopo una positività o dopo una bonifica. La regola pratica è che più bassa è la temperatura di esercizio, più frequente deve essere il controllo.
Un sistema a produzione istantanea elimina il problema?
Lo riduce molto, perché l’acqua sanitaria non staziona: l’accumulo contiene acqua tecnica e lo scambio avviene al momento del prelievo. Restano però da presidiare lo scambiatore, i rami morti e i terminali, che continuano a essere colonizzabili. È una configurazione migliore, non una garanzia assoluta.
Per il quadro generale sul batterio, sui sintomi e su tutti gli impianti coinvolti puoi partire dalla nostra guida completa alla Legionella, oppure consultare la scheda della legionellosi su EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità.
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